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Mecna, “Perdersi per ritrovarsi: questo disco mi ha aiutato a ritrovare la bussola”. L’intervista

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DISCORDIA, ARMONIA E ALTRI STATI D’ANIMO è il decimo album di Mecna, disponibile dal 24 ottobre 2025. Un disco nudo in cui il rapper sceglie di raccontarsi con estrema sincerità, delineando un percorso emotivo profondo in cui introspezione e autoanalisi si collocano al centro della scrittura. Dal 17 gennaio 2026 sarà inoltre accompagnato dal TERAPIA CLUB TOUR 2026 con tappa finale a Londra.

Come riferito dall’artista nella seguente intervista, Mecna esplora i propri stati d’animo con lucidità e fragilità, costruendo un racconto personale che fugge dai cliché e cerca un equilibrio tra conflitto interiore e consapevolezza.

Il forte stampo psicologico del disco mi ha incuriosita, perché rappresenta una scelta narrativa originale. Da qui è nato il desiderio di approfondire il progetto direttamente con l’artista. Scopriamolo insieme.

COVER-1-credits_-Piero-Percoco-1024x1024 Mecna, “Perdersi per ritrovarsi: questo disco mi ha aiutato a ritrovare la bussola”. L'intervista

Ciao Mecna, benvenuto e grazie per essere qui. Il titolo “DISCORDIA, ARMONIA E ALTRI STATI D’ANIMO” dichiara l’introspezione dell’album. Da cosa è derivato il bisogno di esplorarti nelle emozioni menzionate nel titolo?

Di cose materiali ne parlano già tutti, lo dico nel disco. Ho scelto quindi di raccontarmi, attraverso le emozioni e la musica, in un percorso che spero sia coerente. Credo che la mia forza sia arrivare molto con i miei messaggi: parlo di me, è vero, ma racconto cose che sono universalmente condivisibili. Quando scrivo mi scopro, per me è una terapia e spero che la mia musica possa essere tale per chi la ascolta. In più, non ho inseguito la perfezione e mi sono lasciato guidare dall’istinto e dall’immediatezza per scoprirmi, mostrandomi fragile e abbattendo il cliché dell’uomo vincente e invulnerabile.

L’autoanalisi è un punto centrale della tua scrittura. A che punto ti senti del tuo percorso artistico sotto questa prospettiva? Ti senti di aver conosciuto nuove parti di te rispetto ai dischi precedenti? 

Per me è fondamentale rimanere fedele a me stesso, ma dentro questa coerenza ci deve essere movimento ed evoluzione. Per questo, cerco sempre di fare qualcosa che non ho già fatto. Nel disco, ho fatto pace con i miei demoni: sono più consapevole di cosa mi fa stare bene e cosa mi piace, apprezzo quello che ho in questo momento. Ho trovato con più lucidità un bilanciamento tra discordia e armonia e, appunto, altri stati d’animo che mi accompagnano nella vita quotidiana.

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SOGNARE IN GRANDE riflette sul passaggio dall’età giovanile all’età adulta. Che ruolo hanno avuto i sogni per te in questo percorso e come ti accompagnano ancora oggi? 

Venire dalla provincia mi ha formato, mi ha fatto capire che per ottenere qualcosa devi sudartela, avere tanta passione e tanta voglia di raggiungere i propri obiettivi. Di base, sono un grande sognatore ma allo stesso tempo disilluso nella vita.

La musica è una forma di TERAPIA? Quanto è importante per un artista guardarsi, parlarsi e ascoltarsi senza filtri? 

Per me scrivere e fare musica è terapia, è il mio modo di essere veritiero con me stesso, con gli altri, per scoprirmi come essere umano e per parlare alle persone. Con il tempo ho capito che più entro nello specifico nella mia musica, più la gente riesce a rispecchiarsi in essa e per questo è importante, per noi artisti, essere senza filtri.

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In BRUTTA GIORNATA canti “Capirai che un fallimento non è mai quello che sembra / ti insegnerò che il successo può metterti anche nei guai”. Come hai imparato a vivere i vari volti del successo e del fallimento nella tua carriera artistica?

Fin dall’inizio, ad esempio, mi sono sentito un estraneo all’interno della scena rap, mi sono autoescluso. Ci sono stati momenti in cui mi sono perso, ma il bello viene qui: perdersi per ritrovarsi e questo album mi ha aiutato a ritrovare la bussola. È anche vero che la scena, rispetto a dieci anni fa, è cambiata e mi sento molto più a mio agio. Per me il successo non è arrivare a tutti, ma arrivare a chi ha davvero voglia di ascoltare la mia musica, senza filtri. Questa cosa mi ha costretto a fare tanti sacrifici, è stato difficile rimanere coerente in questi anni.

In RITRATTI parli di contrasti tra la vera identità e le caricature che la distorcono. Come cerchi di muoverti tra autenticità e facciata nel panorama musicale attuale? 

Nel corso della mia carriera, ho imparato che la felicità nella musica si trova nella consapevolezza di cosa si ha e di cosa si è. Per me è fondamentale creare un disco che rappresenti prima di tutto me, non gli altri. Se poi arrivano i riconoscimenti sono comunque felice, ma non è la mia missione principale, faccio musica per me.

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