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Off Grid: Krin183 tra hip hop classico e nuove contaminazioni

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In Off Grid, Krin183 affronta il rap come linguaggio aperto, svincolato da confini rigidi e da una fruizione pensata esclusivamente per il singolo. Diviso in lato A e lato B, il progetto riflette una visione musicale che mette al centro il concetto di album, la materia sonora e il tempo dell’ascolto, elementi sempre più rari nel panorama contemporaneo.

Partendo da una formazione hip hop classica, Krin183 sceglie di contaminare il rap con influenze blues e rock, costruendo un disco che non cerca definizioni definitive ma fotografa uno stato creativo preciso. In questa intervista per Club Hip Hop, l’artista parla di identità, generazioni, oggetto-disco e libertà espressiva, offrendo uno sguardo lucido su cosa significhi oggi fare rap restando fedeli a se stessi.

Sei cresciuto nell’hip hop classico, ma in Off Grid le influenze vanno molto oltre. Quanto è naturale per te uscire dai confini del rap?

Per non essere influenzato dalla scrittura degli altri rapper non ascolto rap assiduamente, tantomeno quello italiano. Sentendo quindi generi diversi, uscire dai confini è una cosa che per me è stata naturale.

Detto questo non deve essere una forzatura, a me il rap classico piace molto, gli incastri le punchlines ecc; quindi, sono aperto alle contaminazioni solo se c’è un’esigenza, un motivo. Non mi piacciono le sperimentazioni quando sono palesemente fatte per scopi commerciali.

Il progetto è diviso in lato A e lato B: quanto conta per te il concetto di “album” rispetto alla logica dei singoli?

Per me, che appartengo ad una generazione cresciuta con gli album fisici, il disco vince sul singolo. Purtroppo, ora pensare che qualcuno dedichi mezz’ora della sua vita ad ascoltare un disco intero è utopia, ma onestamente non me ne importa molto.

La logica dei singoli fatta per stare dietro al mercato ha eliminato gli skit, i pezzi troppo lunghi ecc, a mio parere un peccato. Con un disco sentito dall’ inizio alla fine, se sei predisposto, puoi fare un viaggio, con un brano solo, alle volte non sei nemmeno partito. come si evince dal titolo stesso io continuo per la mia strada e quindi prediligo ancora gli album ai singoli.

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Essere un ex membro di un collettivo storico porta con sé aspettative precise. Ti pesa ancora questo tipo di etichetta?

Io sono fiero di aver co-fondato i Dsa e di averci militato per oltre 20 anni, non è solo un gruppo per me è stata una missione e una ragione di vita.

Non mi pesano le etichette, a mia volta ne ho date nel tempo, è naturale. Spero che chi continuerà ad ascoltarmi abbia l’intelligenza di capire che quello che ho fatto con la band non avrebbe senso se lo facessi da solo, non ci ho mai pensato nemmeno un secondo.

Ci sono sfumature e parte del bagaglio che ho che continueranno a riecheggiare nella mia scrittura, brani come 183 o la Ghenga sono la normale evoluzione di quello che ho sempre fatto.

Se ci sara’ qualcuno che smetterà di ascoltami perché reputa che sono cambiato devo accettarlo senza troppi risentimenti, per tutti gli altri il viaggio sarà inedito. Aggiungo come ultima cosa che la coerenza con se stessi viene prima dell’opinione degli altri per quanto mi riguarda.

Il lato B ha un suono più ruvido, blues, sporco. È una direzione che senti definitiva o solo una fotografia di questo momento?

Ho capito che nulla per me è definitivo, mi piace pensare che la musica che faccio sia lo specchio di ciò che sono in quel preciso istante. Per esempio, il suono analogico e tutto un certo tipo di immaginario mi hanno accompagnato per anni, facendomi scoprire mondi come i chopper anni ‘70 che hanno influenzato la mia musica e la mia visione dell’arte. Non posso prevedere cosa mi influenzerà fra qualche anno, ma se riuscirò a convertirlo in musica probabilmente gli darò una nuova sfumatura.

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L’edizione fisica è limitata e curata a mano. Che valore ha oggi per te l’oggetto-disco?

Per me è un po’ come la prova che un progetto sia stato fatto davvero. Come dicevo prima, la mia generazione è legata ai dischi fisici. Per questo disco ho curato molto i dettagli, sarà una vera chicca.

Per il vinile ho stampato 100 copie che avranno uno speciale inserto, diciamo un contributo lisergico che simboleggia il viaggio stesso che questo disco si auspica di far fare all’ascoltatore. Ci saranno anche 200 cd sempre confezionati a mano con un packaging speciale. Entrambi i supporti includeranno sia il Lato A uscito a novembre che il lato B fuori adesso.

Se dovessi spiegare Off Grid a un ragazzo che oggi si avvicina al rap, cosa gli diresti?

Forse, ad un ragazzo che si avvicina oggi al rap, dovrei spiegargli cos’è il rap per come l’ho conosciuto io. Sono sempre meravigliato quando le nuove generazioni si incuriosiscono alle cose che faccio.

Non è automatico perché’ il contesto in cui sono cresciuto io è totalmente diverso da quello di un quindicenne di oggi.

Detto ciò, Off Grid cerca di essere la prova che la musica si può fare anche non seguendo le regole e gli schemi a cui la massa oggi fa riferimento. La cosa che vorrei che i ragazzini prendessero in considerazione è che essere diversi è una figata. Vedo molta omologazione soprattutto nel rap, nei visual ecc, sarà il primo ragazzino che va al contrario su tutto che sarà notato, gli altri purtroppo saranno solo di passaggio.

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