La scena della busta che vola nel vento in American Beauty è diventata negli anni una delle immagini più riconoscibili del cinema contemporaneo. Shawn però decide di prenderla e ribaltarne completamente il significato, trasformandola in una riflessione personale sulla necessità di non lasciarsi trascinare dalle aspettative, dalle pressioni esterne e dalle direzioni imposte dalla scena.
Dentro American Beauty convivono lucidità e instabilità, calma apparente e tensione continua. È un brano che parla di crescita, consapevolezza e identità, ma anche della difficoltà di restare coerenti mentre tutto cambia velocemente intorno.
In questa intervista per Club HipHop, Shawn ci ha raccontato il rapporto tra cinema e musica, il suo sentirsi outsider nella scena attuale, il peso dell’indipendenza e il bisogno sempre più forte di essere diretto, senza sovrastrutture. Insomma, ci ha raccontato il significato nascosto di American Beauty.
American Beauty ribalta completamente il significato della scena del film: perché hai sentito il bisogno di “contraddirla”?
È la scena che mi ha colpito di più e sulla quale mi sono soffermato maggiormente, analizzando le varie chiavi di lettura che mi passavano per la testa anche se nel film ha tutt’altro significato.
Nel brano si percepisce una tensione tra calma e distruzione: è una fotografia del tuo momento attuale?
Assolutamente. Sono consapevole dei mezzi che ho e in un certo senso mi calma però ci sono tanti tasselli della mia vita che non sono dove vorrei e questa cosa mi dà un senso di instabilità enorme che evidentemente viene percepito.

Quanto è importante per te costruire un immaginario visivo coerente con la musica?
? Do la giusta importanza alla coerenza dell’immaginario visivo ma non focalizzo tutte le mie energie solo su quello. C’è chi lo fa ma non è il mio modo di vedere le cose.
La frase di American Beauty “non farò come la busta” è quasi una presa di posizione contro il sistema: hai mai sentito pressioni per adattarti?
L’unica pressione che sento è quella del tempo che scorre inesorabilmente. Crescendo ti chiedi se omologarti al resto o continuare sulla tua strada, io ho scelto la seconda.
Lavorando senza etichetta, quali sono le libertà più grandi e quali invece i limiti più evidenti?
Senza etichetta senti di poter fare tutto di testa tua senza seguire certi canoni ma i limiti bilanciano il resoconto. Sono anni che cerco di stare dietro a tutti i dettagli che ruotano intorno a una pubblicazione, certe volte riesco a farlo bene ed altre no. Devo ringraziare Nardo e Gabriele che hanno sempre creduto in me e aiutato.

Pensando a un brano come American Beauty , come definiresti oggi il tuo rapporto con il successo?
Non ho ancora provato sulla mia pelle quella sensazione ma abbraccio i valori con cui mi hanno cresciuto i miei. Sono sicuro che i miei piedi rimarrebbero ben saldi a terra.
Nei tuoi progetti precedenti hai raccontato più “storie”, qui sembri più diretto: è un’evoluzione voluta?
È un’evoluzione che cercavo. Prima approcciavo in modo confusionario e l’ascoltatore lo percepiva, ora mi sento più centrato e diretto.
Se guardi al futuro, vuoi continuare su questa linea di singoli indipendenti o hai in mente qualcosa di più strutturato?
Guardo sempre a qualcosa di più strutturato perché amo i dischi, amo il processo di creazione di un progetto però attualmente devo guardare al mio percorso un passo alla volta. Quindi penso che continuerò con dei singoli indipendenti ancora per un po’.







