Home Interviste Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L’intervista

Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L’intervista

22
0

Dopo aver vinto Nuova Scena 2, il rap show di Netflix che lo ha visto trionfare davanti ai giudici Fabri Fibra, Rose Villain e Geolier, Cuta pubblica il suo primo album: Paraculo, disponibile dal 13 febbraio 2026.

Cuta è una delle nuove voci più promettenti del panorama rap italiano contemporaneo. I suoi testi oscillano tra introspezione e critica sociale, attraverso una narrazione fluida e ricca di immagini vivide. L’artista riesce quindi a combinare una scrittura diretta e chiara con riflessioni profonde che si celano dietro ogni traccia.

Il suo primo disco è il perfetto esempio di questo equilibrio: Paraculo attraversa temi come il bisogno di approvazione, l’autosabotaggio, la sovraesposizione degli artisti, le relazioni tossiche e la difficoltà di prendere posizione in un mondo sempre più polarizzato.

La varietà e la complessità delle tematiche affrontate nel disco mi hanno spinta ad approfondire la visione dell’artista. Per questo, abbiamo intervistato Cuta.

Sei il vincitore dell’ultima edizione di Nuova Scena: cosa c’è di questa esperienza nel tuo nuovo album?

Sicuramente della vittoria di Nuova Scena e, in generale, dell’esperienza, complessivamente c’è tanto nel disco, soprattutto in termini di ciò che ha rappresentato per me e per gli altri, quindi diciamo gli effetti, sia positivi che negativi, che questa cosa ha avuto sulla mia vita. E questa cosa si può capire, insomma, dalle tracce.

Paraculo” è sia il titolo dell’album, sia la traccia che lo chiude. Cos’hai in comune con i protagonisti “paraculo” che racconti nelle tracce del disco?

Paraculo è sia la title track e l’outro, perché l’intento era quello di sublimare una serie di temi che vengono toccati all’interno dell’album in questa direzione, nella direzione che appunto le dà il titolo, rispetto al grande dilemma dell’essere artisti ma, al tempo stesso, riconoscere che l’idealizzazione sia sbagliata, ma, per forza di cose, per cercare di lavorare, doversi far idealizzare da qualcuno.

Più che in comune, prende dei tratti sicuramente esistenti, per quanto ho detto finora: esigenze lavorative, tipo di canzoni che vengono fatte con le quali la gente empatizza più facilmente, e porta all’estremo tutto quanto per raccontarlo in maniera più netta.

Cuta_Paraculo1-768x1024 Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L'intervista

Cringe parla del conflitto dei più giovani tra l’essere sinceri e il vivere secondo le aspettative degli altri. Come vivi questo paradosso della tua generazione dal punto di vista artistico?

Questa domanda è molto interessante: sicuramente, nella domanda stessa, i temi trattati sono quelli giusti, cioè in linea con quanto il testo di Cringe vuol far capire.

Guarda, per rispondere alla domanda su come me lo vivo io, ti posso dire che Cringe non è soltanto una volontà di raccontare il mondo fuori per i più giovani, ma sì, è una volontà di questo tipo, ma che deriva dal fatto che anche io, in primis, ho avuto pensieri autosabotanti, diciamo, durante la mia vita, per paura del giudizio degli altri.

E in ambito artistico questa cosa si moltiplica, per la paura di dover rispettare delle aspettative, in termini numerici, in termini lavorativi.

In Lui e lei racconti una relazione in cui gelosia e controllo si scambiano per amore, un problema molto diffuso oggi anche tra i più giovani. Come è nata in te l’esigenza di parlare di questo tema? Come vorresti contribuire, come artista, alla riflessione su questo argomento?

Allora, l’esigenza di scrivere Lui e lei, idearla e scriverla, parte chiaramente da un’esperienza personale, che ovviamente non ha avuto esiti gravi come nella canzone, ma semplicemente alcuni episodi, anche molto più normali appunto di come descritti nel brano, mi hanno portato a riflettere sulla romanticizzazione – secondo me sbagliata – della gelosia e su come cercare di fare capire questa cosa.

Perché, sai, raccontarlo dicendo che la gelosia è sbagliata sa un po’ di “ti sto facendo una lezione”. Invece questa storia mi permette di prenderne alcuni lati, descrivendoli, portarli all’estremo, no? E, come valeva anche, diciamo, per quanto riguarda Paraculo, Cringe, no?

In generale, portare all’estremo un concetto, almeno in musica – e poi non sempre dipende da come viene fatto – ma secondo me fa arrivare meglio ciò che tu intendi dire, fa empatizzare di più le persone con una storia, in questo caso.

Cuta_Paraculo-2-768x1024 Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L'intervista

In I bambini fanno oou rappi “A undic’anni tutti in cocaina / Vabbè dai nel dubbio forza Milan”, barre in cui si legge il paradosso dei bambini che vivono una vita da adulti troppo presto. Pensi che oggi le nuove generazioni siano desensibilizzate? E credi che la musica contemporanea contribuisca ad alimentare questo?

Sicuramente i ragazzini più giovani, che tendono a vivere la vita come se fossero più grandi in termini di età rispetto a quello che effettivamente sono, sono da responsabilizzare, ma non in quanto, secondo me, sia un compito della musica o perché dei ragazzini a 13 anni, come ci sono in testo, debbano essere responsabili di tutto.

Io credo che si sia un po’ sfalsata la percezione, per una serie di componenti del mondo odierno, rispetto all’avere 13 anni e anche al bruciare le tappe, secondo me. Bisognerebbe, più che responsabilizzare i ragazzini, renderli consapevoli.

Se ripenso a quando ero più piccolo io, penso che magari i miei genitori alcune cose, su alcuni argomenti, come può essere il sesso o la droga, non me li dicevano perché ero piccolo.

Dal momento che si ha il mezzo per sapere che cosa sono, per entrarci in contatto molto prima rispetto alla media dei miei tempi o dell’équipe più grande di me, ci sarebbe da cercare di dare degli strumenti a questi ragazzini: che sia la scuola, che siano i genitori, ma comunque degli strumenti effettivi e funzionali rispetto alla valutazione di cose che, naturalmente, non dovresti incontrare nel tuo percorso di vita a 13 anni.

Ecco, farli responsabilizzare in quel senso: fargli prendere la responsabilità di imparare l’utilizzo delle cose che poi usano, no?

Aggiungo che comunque la musica in questo, essendo un trend, può assolutamente avere un effetto positivo, ma anche lì non bisogna correre il rischio di cadere nel fare la morale, fare la lezione, perché a quel punto la musica stessa lo perderebbe a ragione del fatto che sembra che parli come un adulto distaccato e forse è anche questo che porta i giovani a voler vivere prima le cose.

Prossima vittima parla di un partner che ferisce l’altro perché ha paura di lasciarsi andare, alimentando una relazione tossica e disfunzionale. Possiamo leggerla come la controparte di Lui e lei? In che modo?

Allora, secondo me Prossima vittima non è la controparte di Lui e lei, cioè non è una vera e propria controparte.

Io penso che Prossima vittima sia una descrizione abbastanza dettagliata del fenomeno, quindi del fatto che un tipo di attaccamento evitante si leghi molto con un tipo di attaccamento ansioso, no? Questo poi non lo dico io, lo dice la psicologia: io ho cercato di descriverlo anche rispetto all’esperienza personale.

Dunque, credo che Prossima vittima sia la spiegazione del fenomeno, mentre invece Lui e lei sia l’applicazione pratica, ovviamente in una situazione estrema, del fenomeno stesso.

downloadgram.org_572814104_18542394193019530_4677311807302125037_n-769x1024 Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L'intervista

In Eva confronti le preoccupazioni del mondo digitale con quelle più crude della vita reale. Pensi che oggi l’immagine condizioni la sensibilità degli artisti? Tu, come artista, ti senti di “aver morso la mela” come Eva?

In realtà Eva è un bel melting pot di argomenti. Mi fa piacere che chi ha fatto la domanda abbia avuto questa interpretazione propria, legata magari tra Eva e il disagio che i social e la tecnologia portano, in generale, e creano agli artisti, come in questo caso posso essere io.

In realtà comprende una serie di cose, e Eva viene presa come, diciamo, figura iconica nel ritornello più per descrivere la narrazione che ci è stata fatta, cattolica o comunque storica, della differenza di genere. Cioè: perché la mela l’ha dovuta mordere lei? Perché è lei che ha fatto arrabbiare Dio? E quando cambierà questa cosa? Perché ha ancora impatto, sebbene le persone in larga scala non credano più.

Sicuramente, comunque, è compreso all’interno del testo, come giustamente la domanda suggerisce, un certo tipo di disagio da parte degli artisti nel doversi sovraesporre attraverso questi nuovi mezzi, e credo che sia assolutamente una cosa che esiste.

E se per “mordere la mela”, in senso diciamo metaforico, la domanda intende riuscire a ottenere una visibilità, è sicuramente in linea anche con le risposte che ho dato prima, e talvolta può essere frustrante se inteso come un modo per affermarsi, emotivo e lavorativo.

Bisogna comunque trovare, per difendersi da questo tipo di cose, il proprio rapporto con la propria arte, ecco.

Autosabotaggio è una traccia che parla di temi seri e fragili con ironia, come le dipendenze e i problemi nella sfera affettiva. Quanto ha inciso l’autosabotaggio nella scrittura del disco?

Sicuramente l’autosabotaggio, diciamo concettualmente, per ciò che prescinde anche dalla canzone, sul disco ha influito tanto, perché io pur vivendo un periodo difficile dal punto di vista emotivo, non ho voluto fermarmi. Ho voluto fare un album in cui raccontavo ciò che mi stava accadendo proprio per non autosabotarmi.

E in Autosabotaggio, in particolare, racconto le mie impressioni, chiaramente ironizzate, le emozioni che ho vissuto in una chiave ironica di un periodo post-rottura di un rapporto mio, di fidanzamento, in cui racconto quanto dico nel brano, quindi sicuramente tanto.

Cuta_Paraculo-4-768x1024 Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L'intervista

In Mettici la faccia ti chiedi: “Se potere è dovere, il volere dove è rimasto?”. Ti senti libero di prendere posizione nella tua musica? Come segui il tuo volere?

Sicuramente, finché riesco nel pratico a farlo, cioè esprimere la mia opinione in questa canzone, sì, mi sento libero di farlo.

Il motivo per cui faccio questa canzone è che, di base, vedo un mondo molto polarizzato, molto da una parte o dall’altra. “Mettici la faccia” e pur di farlo, pur di metterci la faccia, metti quella di qualcun altro, no?

Posto che ovviamente tu non abbia magari una posizione estrema, però vedo tante posizioni estreme, cioè polarizzate, e poche posizioni moderate. Penso che talvolta forse prendere una posizione non sia per forza mettersi di qua o di là, ma molto spesso, soprattutto per come va il mondo oggi, prendere una posizione è molto di più dire: non sono né di qua né di là per questi motivi.

Prendere posizione vuol dire sapere argomentare il proprio pensiero, nel mio mondo delle idee, rispetto a un mondo come questo. E, appunto, credo che oggi ci sia tanto da lavorare a riguardo.

Pensi che l’accondiscendenza di chi accetta situazioni di vita ingiuste, come racconti in Fatti miei, dipenda dalla mancanza di sogni di cui parli in Mentre nessuno dorme?

In realtà sì, credo che possa dipendere anche dal non avere sogni. Nel mio caso io li ho. Io tendo a descrivere alcuni momenti di me, alcuni pensieri che mi faccio, con cui credo la mia generazione sia in linea, in barre, come quella rispetto ai sogni, no?

E penso che Fatti miei, più che la mancanza di sogni, però, sia una situazione, un momento del ciclo storico del capitalismo. Io credo la fine a cui siamo arrivati anche senza il nostro volere, cioè noi non abbiamo scelto di nascere nel mondo, nell’anno, nel contesto in cui siamo nati.

Credo che comunque farsi delle domande, come faccio all’interno della canzone, sia – come dicevo prima – essa stessa una presa di posizione in qualche modo. E anche riconoscere perché riusciamo a fregarcene, in virtù delle nostre comodità. Ecco, perché le comodità valgono più dei valori? E se dei valori ci sono, quali sono?

Quindi sì, credo sia più questo: cioè credo sia più il contesto di riferimento che effettivamente la mancanza di sogni. Poi la mancanza di sogni può essere una dipendenza, appunto, dal contesto, eccetera.

Cuta_Paraculo-6-768x1024 Da Nuova Scena a Paraculo: Cuta racconta il suo primo album. L'intervista