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Interviste

FRANK META, il nuovo brano è “I MIEI SLATT”. Intervista

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I MIEI SLATT” è il nuovo brano di Frank Meta, dal 9 aprile 2021 disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali. Un brano rap bello potente su di un beat che rimane perfettamente nella testa dell’ascoltatore. “I miei slatt” parla di amicizia, e più precisamente di quegli amici che sono diventati ormai compagni di vita per Frank Meta. L’artista si rivolge nel brano a quegli amici che sono partiti da zero insieme a lui, quando da ragazzini avevano un sogno, quello di fare musica e di farsi ascoltare da quante più persone possibili.

Sei completamente autodidatta oppure c’è stato qualcuno che ti ha dato una mano agli albori?

Sono completamente autodidatta, c’è solo molta passione in quello che faccio.

Quanto ha influito il lockdown causa covid sul tuo processo creativo?

Il covid è un male che ha dato molti problemi, parlo al passato perché è tempo di voltare pagina.

Puoi darci delle anticipazioni sui tuoi nuovi progetti?

Vorrei, ma non posso, ma è roba forte.

C’è qualche artista, italiano o straniero, da cui prendi particolare ispirazione?

Con la premessa che ascolto di tutto, prendo ispirazioni spesso da chi non fa il mio genere perché riesce a trasmettermi l’emozione di cui ho bisogno per fare di più.

Altri interessi oltre alla musica?

Lo sport, Cinema 

Chi sono le persone che ti stanno più vicine e che più ti sostengono?

I Miei slatt, ovviamente!

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Interviste

“Dirty Routine E.P.” il nuovo Ep di DJ Fede & Poppa Gee

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DJ Fede & Poppa Gee – “Dirty Routine E.P.”, in digitale il nuovo Ep dello storico DJ e producer torinese in coppia con il rapper milanese

Esce oggi in digitale Dirty Routine E.P., nuovo progetto in quattro tracce firmato dallo storico DJ e producer torinese DJ Fede in coppia con il rapper Poppa Gee. Le ricercate strumentali hip hop del produttore classe ‘74 si incontrano, per la prima volta, con i versi crudi e diretti del misterioso rapper milanese, creando un mix originale tra ispirazione classica e autentica freschezza.

“Dopo aver conosciuto Poppa Gee ho deciso di realizzare questo Ep con lui su un’idea di entrambi. Lui ha un’attitudine super hip hop e l’ho trovato aderente alle cose che faccio io. Mi è sembrato giusto realizzare questa inedita collaborazione”, racconta l’artista.
La nuova release è un benvenuto all’autunno per DJ Fede, che all’interno dei quattro brani di Dirty Routine E.P. ha voluto farsi accompagnare anche da altre due voci del panorama rap italiano: Jangy Leeon e Dope One.

Dirty Routine E.P. rappresenta anche il naturale prosieguo del precedente album in studio di DJ Fede, Still from the ‘90s, quattordicesimo album della sua carriera pubblicato lo scorso febbraio. A quest’ultimo hanno preso parte artisti del calibro di Danno, DJ Tsura, DJ FastCut, Dope One, Jack The Smoker, Blo/B, DJ TY1, DJ Double S, Tormento e moltissimi altri, con i contributi di artisti internazionali come Psycho Les (The Beatnuts), Blaq Poet, Shabaam Sahdeeq e Big Noyd.

Nei testi di Poppa Gee ci sono tante storie di vita di strada con uno sguardo al degrado di alcune periferie, come nella traccia d’apertura 8.5, ma anche l’amore per la cultura Hip Hop e gli scorci sul mondo musicale in Recap e En Plein, per chiudere con le riflessioni di Bel Renè.

DJ Fede è al lavoro su nuovi progetti, fra cui il suo nuovo album solista e un album collaborativo in coppia con Dafa sotto il nome di Young Veterans.

DJ Fede & Poppa Gee – “Dirty Routine E.P.”, in digitale il nuovo Ep dello storico DJ e producer torinese in coppia con il rapper milanese

TRACKLIST

01) 8.5
02) Recap feat. Jangy Leeon
03) En Plein feat. Dope One
4) Bel Renè

L’intervista a DJ Fede & Poppa Gee

Fede, in che modo Dirty Routine EP è considerabile il naturale proseguimento di Still From the 90s?

Ciao, non lo è, non è un album da produttore, ossia con un mc diverso per ogni brano, è un concetto diverso, ha solo 4 brani. L’unica cosa che accomuna i progetti è il flavour, cioè il mio suono e il mio modo di produrre i beatz,

Sempre Fede: come è nato il rapporto con Poppa Gee? Perché hai scelto proprio lui per questo progetto?

Nel modo più naturale possibile, ho sentito sua la musica, mi è piaciuta, l’ho contattato e ci siamo conosciuti, a quel punto abbiamo realizzato un pezzo per il mio prossimo album. Da questa collaborazione è poi partita la realizzazione di questo ep. Secondo me la nostra partnership ha funzionato molto bene e i featuring di ottimo livello hanno portato inoltre un valore aggiunto all’EP. Sicuramente in futuro collaboreremo ancora insieme.

Poppa Gee: in che modo avete lavorato all’EP? C’è stata difficoltà durante i mesi che abbiamo passato?

Abbiamo lavorato a distanza per via del lockdown. DJ Fede mi ha inviato una cartella di beatz e io ho scritto su quelli che mi ispiravano di più. Gli ho mandato alcuni provini e non appena si è potuto ritornare negli studi a registrare siamo partiti.

Le difficoltà durante gli scorsi mesi sono state molte, volendo però vedere il lato positivo della faccenda, il fatto di avere più tempo per me è stato salutare: ho scritto moltissimo.

Certamente mi mancava lo stare insieme con gli amici in studio a confrontarci e a sperimentare ma l’ispirazione non è mai venuta meno, ho avuto anche modo di riascoltare tanta musica degli anni passati.

Poppa, che cosa volevi raccontare nei tuoi testi? Che tipo di storie volevi far risaltare?

Racconto ciò che ho vissuto, quello che ho quotidianamente sotto gli occhi ed anche la mia passione per la cultura Hip Hop. Per fortuna o per sfortuna, a seconda dei punti di vista, non vivo di musica, ho un lavoro e una vita piena, ciò mi rende libero di dire quello che voglio, come e quando voglio, senza dover rendere conto a nessuno. Sono cresciuto e abito ancora oggi in un contesto abbastanza difficile, crescendo, ho avuto modo di osservare la realtà del quartiere e della periferia con occhio critico: non mitizzo la strada, ma mi nutro delle sue storie e mi esprimo con lil suo linguaggio.

Da dove nasce l’idea di realizzare un E.P. di sole 4 tracce? Perché non un progetto più lungo?

DJ FEDE:

Personalmente, avendo moltissimi progetti in ballo, non ne avrei avuto il tempo materiale, l’unico motivo è questo.

POPPA GEE:

Per quanto mi riguarda, in questi anni ho preferito la dimensione degli EP perché mi ha sempre permesso di concentrare una determinata spinta espressiva all’interno di un suono ben preciso. Infatti la maggior parte dei miei Ep (che ormai ammontano circa ad una trentina) sono prodotti ciascuno da un singolo beatmaker. Arriverò, spero, a concepire almeno un album tradizionale prima di chiudere con la musica. Purtroppo per il momento gli impegni non mi permettono di intraprendere questa strada. 

Fede, se dovessi pensare a tutto il tuo percorso artistico, quali sono i lavori ai quali sei più affezionato?

Ovviamente il mio primo album “The Beatmaker”, per me ha un valore importantissimo. Poi direi “Rock The Beatz”, il mio secondo album, quello che ha venduto di più per la presenza massiccia di tutta la scena e che contiene anche un paio di “piccoli classici”. Poi direi Original Flavour ed infine salterei agli ultimi 2: Still Form The 90s e Product of The 90s che hanno avuto un riscontro veramente ottimo, dire quasi inaspettato vista la loro radicalità.

Poppa, tu invece che tipo di percorso stai facendo con il rap e che importanza ha nella tua vita?

Provo a rispondere con una citazione presa da una mia canzone: “col rap faccio l’amore mica ci lavoro”. L’Hip Hop mi ha accompagnato in tutti questi anni: è stata la colonna sonora della mia vita. Continuerò ad ascoltare rap e a farlo fino a quando questo mi farà stare bene. 

  • Fede, ti va di raccontarci un aneddoto accaduto magari durante un live che ha un significato importante per te?
  • Io live ne faccio pochissimi, tranne quando negli anni passati ho fatto il dj per le serate di Gue, Tormento, Esa, Primo, ecc… Facendo dischi da produttore è molto difficile mettere insieme un po’ di mc per costruire un live: spesso arrivano da parti opposte dell’Italia ed i costi diventano proibitivi. Mi occupo principalmente di dj set. Aneddoti particolari non me ne vengono in mente.

Quali sono i prossimi passi per entrambi?

DJ FEDE:

Io Sto facendo la direzione artistica per New Rapform Records, ci occupiamo di ristampe di classici del rap italiano in vinile, solo versioni colorate, numerate e in edizioni limitatissima; per ora abbiamo 20 dischi contrattualizzati tra ciò che è già uscito e quelli in stampa.

Ho appena chiuso il mio nuovo album che uscirà in vinile e in cd ad inizio 2022. Sto finendo anche un album con Dafa sotto lo pseudonimo Young Veterans che dovrebbe vedere la luce verso l’estate 2022. A breve uscirà un mio 45 giri in edizione limitata, 500 copie, con Ghali e

per concludere ho già pronti tutti i beatz per un mio futuro album, sto cominciando a distribuirli ai vari mc e ci sono già degli ottimi provini…

POPPA GEE:

Io ho in cantiere altri 3 ep che potrebbero uscire entro la fine dell’anno, in alcuni sarò al mic, in altri non solo. A parte questo, ci sarà qualche collaborazione sopra i dischi di diversi amici. 

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Ioz: influenze, origini e “Luna”

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Quali sono i tuoi interessi oltre alla musica?

Sin da piccolo ho sempre giocato a calcio. Ho fatto le giovanili nel Siena e nel Pisa a livello professionistico. Tutt’ora gioco in una squadra di Siena. Questa passione ha sempre assecondato quella della musica.

Se potessi scegliere un palco sul quale esibirti, dove ricadrebbe la scelta?

Non mi sono mai posto sinceramente questa domanda. Su due piedi un palco sul quale mi piacerebbe esibirmi sarebbe l’Arena di Verona.

Il tuo nuovo singolo, “Luna”, potrebbe essere il biglietto da visita ideale da presentare a chi non conosce la tua musica?

Si, certamente. Con il singolo, la nostra speranza, era quella di poter creare un biglietto da visita con il quale poterci presentare. Luna pero non darà punti di riferimento. Abbiamo cercato di creare un progetto, che potesse variare il più possibile in ogni sua singola traccia, creando cosi un viaggio per ogni suo singolo.

La tua città ispira le tue canzoni anche solo indirettamente?

Vengo da Radda in Chianti, un piccolo paese con con pochissimi abitanti. La vita non è come poter crescere nelle grandi città, sicuramente c’è una visione differente. La piccola realtà, anche nella sua semplicità, trasmette dei valori e delle bellezze che possono diventare d’ispirazione per un artista.

I tuoi genitori come vedevano inizialmente la tua passione? Ti hanno appoggiato sin da subito?

I miei genitori non hanno saputo da subito la mia passione. È stato un discorso che per molto tempo mi sono tenuto per me. Solo quando mi sono approcciato con AC ed ho trovato le giuste motivazione sono riuscito a far uscire i miei primi progetti, e di conseguenza, anche parlarne ai miei. Da subito loro si sono messi a disposizione per aiutarmi nelle loro possibilità. Aiutandomi ad andare avanti senza mai bloccare i miei sogni

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Interviste

Intervista a Alessandro Proietti e il suo album Persiane del ’40

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Dal 9 luglio è disponibile in digitale Persiane del ‘40, l’album di debutto di Alessandro Proietti, pubblicato per la label La Grande Onda fondata da Tommaso “Piotta” Zanello. La produzione è stata affidata a Biok (Edoardo Baiocchi), già producer per Uale, artista della generazione Z e unico featuring presente nel disco. Dal suo quartiere di origine, Garbatella, in cui è cresciuto e al quale è fortemente affezionato, si sviluppano le storie di Alessandro tra l’amore per la propria famiglia e la dolorosa perdita del padre, al quale dedica il brano Bussola.

In dieci tracce che sperimentano una rosa di sonorità variegate, tra rime strette ed episodi più melodici, l’artista alterna racconti di vita e angoli della propria personalità, messi a nudo di getto.

Abbiamo però il grande onore di aver potuto intervistare Alessandro, artista molto disponibile con il quale abbiamo potuto fare una chiacchierata sul present e sul futuro, intervista che trovate qui sotto.

L’intervista ad Alessandro Proietti

  1. Ciao Alessandro! Innanzitutto ti chiediamo: vuoi raccontarci chi è Alessandro Proietti?

Sono una di quelle persone che necessita di esprimersi attraverso la creatività.

Con la musica mi espongo in prima persona, con la recitazione vestendo i panni di altri.

Sono due percorsi molto differenti ma che in realtà si completano a vicenda.

Capire gli altri ci aiuta a capire noi stessi.

  1. Cosa ti ha spinto a intraprendere una carriera musicale, oltre a quella della recitazione?

La musica mi accompagna dal lontano 2006. Ho cominciato a scrivere molto presto ma prima di incidere i primi pezzi ho fatto passare diverso tempo. È una passione che è sempre andata di pari passo con la recitazione quindi ho coltivato tutto in maniera molto naturale.

  1. Persiane del ‘40 è il tuo primo album, come è stata la preparazione? Chi ti ha accompagnato nel viaggio per dare alla luce questo tuo esordio?

L’album inizialmente non era stato concepito come tale. La figura fondamentale per il progetto è stata Edoardo (Biok), amico e produttore che mi ha stimolato attraverso i suoi beat. Io li ho riempiti scrivendo di getto mentre il tutto assumeva sempre di più una forma musicalmente coerente, aveva un filo conduttore. Devo ringraziare tantissimo Tommaso “Piotta” Zanello per essersi appassionato al progetto, Cristiano Boffi, Cristiana Lapresa e La Grande Onda.

  1. Vuoi descriverci il tuo stile musicale? Si sentono varie influenze, tra rap, indie e melodie. Che percorso hai fatto per arrivarci? Quali artisti ti hanno ispirato?

Sono partito dal rap, Eminem è stato il mio primo ascolto sul genere quando ero piccolissimo, poi ho scoperto tutto il resto e mi sono avvicinato al rap italiano con Fibra.

Quando ho cominciato a scrivere avevo il bisogno di utilizzare tante parole, concentrarmi sul significato, però ho sempre amato molto anche le melodie, da bambino andavo in giro cantando canzoni di Bennato, Battisti, Mango e Zucchero.

Quel che ho fatto è cercare di fondere le due cose, quindi dare peso al testo ma non lasciare la sonorità in secondo piano. Credo di aver raggiunto un risultato maturo che è in continua evoluzione. Non riesco a categorizzarlo, mi piace così.

  1. Sei originario di Roma, precisamente del quartiere Garbatella. Sei molto attaccato alle tue radici? Quanto questo ha influito sul disco?

Sì, sono molto attaccato al mio quartiere e alla mia città. Ha influito il giusto, è stato il punto di partenza per sviluppare il concept di un album che andando avanti nelle tracce prende una piega sempre più ampia e personale. Il titolo stesso parte da qui essendo ispirato alle finestre di casa mia.

  1. La tua esperienza in Suburra, quanto ti ha aiutato artisticamente a cimentarti nella musica?

Suburra mi ha aiutato come artista, è stata un’esperienza bellissima da cui ho imparato tanto e che ha dato la possibilità a Tommaso (Piotta) di conoscermi anche musicalmente, per poi cominciare questo percorso insieme. Partecipare a un prodotto iconico come Suburra a volte può essere un’arma a doppio taglio, ma è sicuramente anche un grande piacere.

  1. L’album mostra una tua parte molto personale, molte delle tracce sono come pezzi di vita raccontati per farti conoscere. La musica ti aiuta ad esprimerti più intimamente, o sei una persona di per sé già estroversa?

Tendenzialmente sono una persona estroversa, amo stare con le persone ma difficilmente mi apro con chiunque. Ho tante persone disposte ad aiutarmi nel momento del bisogno ma caratterialmente le cose negative le tengo per me, non voglio appesantire gli altri e rovinare la qualità del tempo. La musica mi permette di fare questo, è lo strumento con cui analizzo le mie difficoltà e le rendo costruttive.

  1. Cosa riserva il futuro ad Alessandro Proietti? Cinema, musica… e poi?

Cinema, musica e i miei affetti sono tutto ciò di cui ho bisogno.

Purtroppo non posso prevedere il futuro, ma più questi tre elementi saranno presenti nella mia vita, più sarò felice.

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