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MRB senza filtri: “Bandana” racconta la realtà e il rap ha bisogno di tornare tra la gente

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Dopo il ritorno con Bandana, MRB si racconta: dall’autenticità nel rap alla perdita del senso di appartenenza, fino al bisogno di riportare la musica al centro del dibattito.

Con Bandana, il rapper milanese MRB  firma un ritorno che non guarda alle classifiche ma alle persone, ai quartieri e alle contraddizioni di un presente che, secondo lui, ha perso il contatto con la normalità.

L’album attraversa Milano senza trasformarla in un fondale, ma facendola diventare parte integrante del racconto. È un disco costruito su immagini, dettagli e osservazione sociale, coerente con un’idea di rap che MRB porta avanti fin dagli esordi. Un approccio che emerge chiaramente anche in questa intervista, dove l’artista riflette sullo stato della scena italiana, sull’importanza dello storytelling e sul significato dell’essere autentici oggi.

Oggi il rap sembra parlare sempre più di performance e sempre meno di contesto. Secondo te si sta perdendo la capacità di raccontare davvero il territorio?

Penso il mondo in generale sia diventato più incentrato sulla performance, infatti non esistono più gli idoli. Ci sono prestazioni memorabili e personaggi anonimi. Il personaggio lo fa il contesto e l’ambiente che lo costituisce, se questo non viene rappresentato la credibilità di chi si espone decade.

Io penso che la normalità sia stata demonizzata invece di essere filtrata per essere accattivante. Quando i rapper cominceranno a scendere dal piedistallo e ricominceranno a camminare in mezzo alla gente allora arriveranno dei dischi da riascoltare. Per sintetizzare: sì.Nei tuoi dischi la componente narrativa è sempre stata molto forte. Quanto conta, oggi, lasciare delle immagini nella testa di chi ascolta?

È fondamentale. Vengo da una generazione che la musica la ascoltava. I video erano pochi e i dischi erano lunghi. Io scrivo per raccontare. Poi, detto questo, devo fare 400 video se no la gente non si va a sentire i pezzi, ma se potessi scegliere farei due video a disco.

Nel rap italiano si parla continuamente di autenticità. Che cosa significa davvero essere autentici nel 2026?

Nel 2026 essere autentici significa mostrare anche le proprie debolezze reali, non quelle che fa comodo far vedere per sembrare sensibili. Ognuno è diventato l’idolo di sé stesso e ragionano tutti come se fossero su un palcoscenico, solo che le luci sono un po’ scassate e il palco scricchiola. Sembra la recita delle medie.

Screenshot-2026-07-01-alle-13.23.01-1024x665 MRB senza filtri: "Bandana" racconta la realtà e il rap ha bisogno di tornare tra la gente

Da ascoltatore prima ancora che da artista, cosa senti mancare maggiormente nella scena rap italiana di oggi?

In realtà c’è di tutto, non manca niente. L’unico problema è che c’è talmente tanta roba che non si capisce più niente.

Hai vissuto l’epoca dei mixtape, dei forum e delle crew di quartiere. Cosa aveva quella generazione che oggi fatica a essere ricreata?

Un senso di appartenenza condiviso. Per quanto ci siano delle realtà che ci stiano provando a ricrearlo, il fatto di non avere un pubblico e l’attenzione di nessun mezzo di comunicazione ci univa.

Ora tanti hanno vite diverse, chi ha figli, chi non è più in Italia, ma tutti quelli della mia generazione sono uniti da un legame ancestrale. Ci siamo goduti ogni briciolo di attenzione come se fosse una conquista di tutti.

Bandana sembra un disco che non rincorre il presente ma prova a raccontarlo. È stata una scelta precisa?

Io personalmente non ho mai scritto quello che mi proponeva la realtà comune. Ho sempre scritto la mia realtà e ogni tanto è successo che coincidesse con quella comune, dandomi un forte riscontro di pubblico. Altre volte la mia realtà non c’entrava niente con quella comune e i miei dischi sono finiti nel vuoto.

Bandana credo coincida in buona parte con la realtà comune e quindi penso che potrà avere un buon riscontro. Scrivo a pochi giorni dall’uscita e mi pare sia già così. Vedremo come si evolve.

Screenshot-2026-07-01-alle-13.23.41-1024x683 MRB senza filtri: "Bandana" racconta la realtà e il rap ha bisogno di tornare tra la gente

Il ritorno di MRB parte dalla realtà

Più che parlare del nuovo album, questa conversazione restituisce la visione di MRB sul rap e sul suo ruolo oggi. In un momento storico in cui la velocità sembra contare più della profondità, il rapper milanese continua a difendere un’idea di musica fatta di contesto, appartenenza e racconto.

Bandana nasce proprio da questa filosofia. Non è un disco costruito per rincorrere le tendenze del momento, ma un progetto che mette al centro le persone, i quartieri e le esperienze vissute. Per MRB, l’autenticità non passa dall’immagine, ma dalla capacità di raccontare la propria realtà senza trasformarla in un personaggio. Ed è forse questa la chiave che rende Bandana uno dei lavori più coerenti della sua carriera: un album che preferisce lasciare immagini nella mente dell’ascoltatore piuttosto che inseguire l’attenzione di pochi secondi.