Il 17 Luglio il rapper MA LA ha pubblicato Sordo de cacio, nuovo EP composto da 6 brani. Il progetto è internamente prodotto da METRONOME. Sordo de cacio è caratterizzato da sound stratificati e si muove tra cumbia latinoamericana, rap e stornello romanesco. Il progetto vuole provare a trasferire l’identità del rapper e del producer e lo fa senza strizzare l’occhio ai trend e alle mode. La volontà è quella di esprimersi, divertirsi e dare sfogo alla creatività. Un producer e un MC: la ricetta di Sordo de cacio è semplice, ma allo stesso tempo ricca di tradizione ed empatia. Ho intervistato MA LA per approfondire il disco e scoprire retroscena inerenti all’album!
Ciao Ma La benvenuto e grazie! Sordo de cacio è il titolo del tuo nuovo disco. Partiamo da qui: perché hai scelto questa intestazione e cosa rappresenta per te?
Ciao e grazie a voi per l’opportunità di parlare del mio progetto. “Sordo de cacio” e un’espressione romanesca per definere una persona piccoletta e di bassa statura, detto in modo ovviamente scherzoso, e secondo me rappresentava al meglio l’idea che volevo trasmettere con questo ep, dando un tono ironico mantenendo sempre le radici della mia citta ed il linguaggio del popolo.

Racconti i bordi delle periferie e il lato B di determinati ambienti. Certi contesti sono valorizzati a dovere o vengono eccessivamente strumentalizzati dal rap italiano?
Bella domanda. Allora il mio pensiero su questo punto varia a seconda chiaramente di come viene espresso un concetto cosi ampio e con mille sfaccettature. A mio avviso ultimamente nel mondo rap mainstream e degli emergenti giovani c’è un pochino di saturazione a livello di contenuti, dei testi e dei concetti. Tutto ciò, mi sta annoiando: la retorica della strada sentita e risentita, se non accompagnata e speziata con qualcos’altro, a volte stucca, specialmente se troppo forzata.

Proprio per questo motivo ho voluto rivoluzionare il sound mantenendo i miei argomenti classici, dandogli però una chiave di lettura più leggera e un accompagnamento musicale maggiormente coinvolgente e quasi ballabile per addolcire la pillola. Evadere dalla realtà con la musica, vivendosela come viene, con un spirito di leggerezza.
Nell’album fondi vari stili. L’ironia è una chiave importante del tuo modo di stare sul mic. Qual è la differenza tra il prendersi troppo sul serio e non banalizzare i contenuti?
Intanto come prima cosa mi è piaciuto molto sperimentare questa fusione di generi. La fase creativa è nata e cresciuta tutta in modo naturale e in chiave leggera e spontanea, per quanto riguarda le lyrics mi sono lasciato ispirare dai temi scherzosi e giocosi dei stornelli romaneschi. Poi ovviamente se si legge tra le righe dei testi, oltre a dei momenti divertenti, ci sono anche spunti riflessivi e critici che magari a primo ascolto vengono leggermente letti meno rispetto appunto alla parte più ironica.

Secondo me nella musica puoi dire quello che vuoi, ma io penso che dire qualcosa di serio e sensato anche quando si scherza sia una forza in più per riuscire a trasmettere. Citando il maestro Alberto Sordi “quanno se scherza bisogna esse seri”.
Parlando di roma: dal Truceklan, passando per la Dark Polo Gang e la Love Gang, come valuti il percorso della capitale a livello artistico?
Beh Roma e tutti gli artisti che hai citato, fanno chiaramente parte del mio background musicale e mi hanno influenzato molto a livello artistico, di attitudine e lifestyle . Ma anche tanti altri gruppi e artisti tipo i Colle, Quarto Blocco, Gente de borgata e potrei citarne altri, io sono veramente molto legato alla scena romana underground. Penso che il percorso di Roma nella musica sia sempre in evoluzione con alti e bassi ma comunque sempre pieno di roba fica e molto valida.

Agganciandomi a Nina, cosa ne pensi delle serenate nel rap e del romanticismo oppressivo nelle canzoni?
Ma secondo me un artista come dico sempre ha la libertà di fare come vuole e dire ciò che vuole e quando vuole, io di base sono molto fan delle love song, chiaramente nei limiti del cringe e delle retoriche delle canzoni d’amore ammorbanti. Nel caso di Nina, l’idea è nata dal ritornello e poi la strofa è venuta da sé. Come quasi tutte le lyrics del disco, la spontaneità è stata la chiave anche per questa traccia: parlare delle mie emozioni che provo è quello che cerco di portare nella mia musica.

Perché hai scelto un EP e non un disco ufficiale? Stai preparando un progetto più corposo?
Dalla prima traccia che ho registrato in questa nuova chiave ho sentito subito l’esigenza di pubblicarla, e quindi nel giro di un breve periodo in cui ho prodotto le altre track, ho organizzato grafica, release, mix master e video. Si si sto continuando a sperimentare e a mettere da parte nuova musica che potrebbe far parte di un progetto più corposo.







