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Fastlife 5: Audio Luxury – La Masterclass di Cookin Soul incontra il marchio Guè

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Guè torna con la puntualità di sempre. “Fastlife 5: Audio Luxury” arriva a inizio 2026 rispettando quella che ormai è diventata una tradizione consolidata: un disco all’anno, un appuntamento fisso per chi segue il rap italiano d’autore. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso, un upgrade sostanziale che si chiama Cookin Soul.

Il Vero Protagonista: Cookin Soul e l’Arte della Produzione

Parliamoci chiaro: se questo disco merita un ascolto attento, il merito è soprattutto di Big Size, l’attuale anima di Cookin Soul. Il producer valenciano, Grammy Award in bacheca e curriculum che include Mac Miller, Nipsey Hussle e Freddie Gibbs, confeziona qui una vera e propria lezione di produzione hip-hop.

Affidare l’intera direzione sonora a un unico produttore è una scelta coraggiosa e Guè lo sa bene, avendolo già fatto con Bassi Maestro in “Madreperla. Ma Cookin Soul porta un’estetica completamente diversa: campionamenti soul e jazz stratificati, suggestioni West Coast, un gusto cinematografico costante. Ogni beat è un ambiente a sé, una scena di un film che non vedi ma senti.

L’apertura con l’Intro è pura adrenalina: una strumentale che sembra l’inizio di un action movie girato in pellicola. “The World Is Yours” costruisce tensione attraverso atmosfere sfumate e improvvise scariche thrilling. “Loquito” è un gioiello di boom bap sporco, con il campionamento della voce di Celine (figlia di Guè) che diventa elemento sonoro e simbolico insieme.

Ma è con “Spendin” che capisci la caratura del produttore: tappeto arabeggiante, stratificazione perfetta, classe pura. “Last Train 2 Shibuya” scava nel sound ambient giapponese raffinandolo in chiave hip-hop. “Sig Sauer” (con B-Real) ci immerge in atmosfere western con scratch perfettamente cuciti sulla voce del leggendario Cypress Hill.

Cookin Soul non sbaglia un colpo: jazz retrò in “High X2”, lo-fi impeccabile in “True Story“, gestione magistrale degli scratch, basi che respirano e si muovono. In Italia, un suono così stratificato e curato è rarità assoluta. Big Size cucina nel laboratorio e omaggia l’hip-hop con la merce che scotta.

Guè: Il Marchio di Fabbrica

Guè fa Guè. E questo può essere letto in due modi.

Da un lato c’è la solidità del flow: il Guercio si adatta perfettamente alle produzioni di Cookin Soul, dimostrando ancora una volta quella capacità camaleonte che lo ha reso uno dei più longevi della scena. Il timbro è riconoscibile dopo tre secondi, la cadenza è precisa come un cecchino, la presenza sulla traccia è quella di chi questi beat li abita con naturalezza.

Dall’altro c’è il comparto testuale, che resta il vero punto debole del progetto. Nonostante il Giappone come dichiarata ispirazione, i riferimenti alla cultura nipponica sono sporadici. La scrittura appare scontata, priva di quella complessità lessicale e di quelle chiusure pregiate che ci si aspetterebbe da un cultore della parola come Guè. Rime riciclate, tematiche love in eccesso che stancano, egotrip preminente.

L’impressione è che il lavoro sui testi non sia stato mirato come quello sulle produzioni. Guè si accontenta, si appoggia parecchio sull’inglese, non affila la lama della sua Katana come potrebbe. Alcuni ritornelli funzionano, certo, ma il gangsta movie promesso resta più nell’estetica sonora che nella sostanza narrativa.

I Featuring: Qualità Trasversale

Il roster degli ospiti è significativo più che sorprendente: Marracash porta classe ma non convince completamente a livello testuale; B-Real, Larry June e Freddie Gibbs confermano di essere maestri della tecnica con strofe condotte attraverso una conoscenza lirica di alto livello; Alemán si adatta bene, mentre le nuove leve come Sayf, Promessa, Joshua ed Enny P non sfigurano ma nemmeno elevano il disco a un livello superiore.

Verdetto

Fastlife 5: Audio Luxury” è un disco diviso a metà: da un lato una produzione stellare che dimostra cosa significhi avere un Grammy-winning producer ai comandi; dall’altro testi che non reggono il confronto con la qualità sonora ma che portano a casa la pagnotta più che egregiamente.

Cookin Soul trasforma questo progetto in un manuale di produzione hip-hop, un’esperienza d’ascolto che funziona come gangsta movie sonoro anche quando le parole non accompagnano l’immagine. Guè conferma di saper abitare beat di altissimo livello, ma non spinge la scrittura allo stesso standard.

Il risultato? Un album che vale l’ascolto soprattutto per la maestria produttiva, per chi vuole sentire cosa significa avere basi curate artigianalmente, stratificate, ricche di anima. Un disco che cristallizza l’identità di Guè in forma matura e competitiva, senza però reinventarla.