Il rapper romano Libba racconta il nuovo album, la street credibility e il lavoro con i WPRS
Dopo nove anni di silenzio, Libba torna con Tattoo, un disco nato tra testi scritti durante la reclusione e nuove tracce costruite subito dopo il ritorno alla libertà. Un progetto personale, diretto e senza compromessi, prodotto dai WPRS (PL e Death Candle) e pensato come ripartenza artistica e umana.
In questa intervista a Club Hip Hop, Libba racconta il suo nuovo flow, il processo creativo del disco, il concetto di credibilità nel rap e la scelta di un solo featuring.
Dopo nove anni fuori dalla musica, come hai ritrovato il tuo flow? È cambiato rispetto al passato?
Mi sento di poter dire che ho ritrovato il vecchio flow e l’ho reso più attuale e più incisivo. Faccio musica dal 2007 e il rap in generale si è evoluto parecchio. Diciamo che sono rimasto me stesso strizzando l’occhio alle novità.
Tattoo è stato chiuso in pochi mesi: è stato uno sfogo immediato o un lavoro ragionato?
Il disco è stato scritto parte in galera parte a studio e conta molto più di quattro mesi a livello di testi e produzioni. È un disco che è stato scritto in base alle emozioni del momento ma che poi è stato lavorato per essere incisivo, d’impatto e per ricominciare come fossi ripartito da zero. Mi rimetto in gioco e voglio farlo in modo pulito e vero.
Com’è stato lavorare con i WPRS e costruire il suono del disco?
Qui devo assolutamente fare capire una cosa fondamentale. PL è come un fratello. La produzione dei beat infatti passa sempre prima per lui poiché tende sempre a mettere giù delle colonne sonore della mia vita e Death Candle le rende più fresche mantenendo “il peso della cultura” senza il quale non potrebbe nascere niente. Death Candle è anche la svolta per il mio modo di registrare, sia per la pazienza che ha con me sia per l’abilità sulle tecniche più innovative. Non sono una persona facile con cui lavorare e la sua professionalità è stata fondamentale. Continuerò a lavorare con loro anche in altri progetti.

Il disco attraversa diversi suoni: quali sono i tuoi riferimenti musicali?
Io ho voluto rinfrescare quello che per me è musica valida ma vengo dai suoni westcoast, da Ill Bill, da DJ Premier, dalla reggaeton dei primi anni Duemila e dalla dancehall reggae. Per quanto riguarda l’Italia, sicuramente le nuove melodie sono una sfida perché ormai con artisti mainstream così forti è difficile creare qualcosa che stia a livello e noi abbiamo lavorato e stiamo lavorando per questo.
In “Maranza” sembri molto critico verso la scena attuale: manca autenticità?
Assolutamente no. Parlando di autenticità ce n’è tanta. La mia non è neanche una critica alla scena. La canzone è una critica a chi fa musica senza rispetto, senza knowledge e senza essere credibile. È anche contro chi usa la violenza non come difesa o deterrente ma come atto fine a se stesso, spesso rivolto contro persone indifese. Non funziona così in strada e nella vita in generale.
“1K” e “Ferro Nero” sono tra i brani più duri del disco: perché questa scelta così cruda?
Queste due canzoni sono le uniche che ho voluto effettivamente dure e crude, quasi a dire che la verità è sempre dura e cruda. Non puoi metterci filtri o patinarla. Come faccio a raccontarti cosa si prova in carcere, senza affetti e in un contesto che non potrebbe essere peggiore, senza essere crudo? Non serve nessun velo per raccontare il dolore delle conseguenze degli sbagli.

L’unico featuring è con PL: una scelta precisa?
PL è mio amico fraterno da quasi 15 anni, mio produttore e unico feat del disco. Per me la cosa più produttiva del mondo è il discuterci perché la maggior parte delle volte è l’unica persona che parla per il mio interesse. La mia scelta è artistica ma soprattutto di coerenza e rispetto verso chi ascolta. Volevo un disco crudo e non volevo risultare il solito rapper con mille featuring. Tattoo è la mia storia ed è un lavoro talmente personale che poteva starci solo PL perché l’ha vissuta con me.
Quanto conta oggi la street credibility nel rap?
La credibilità di un artista è quella cosa che rende una traccia una canzone. Se canti di strada, di vita ai margini o di riscatto sociale, è normale avere street credibility. Se non ce l’hai si percepisce. Non è importante che la storia sia esattamente la tua, ma che tu abbia vissuto o toccato certe situazioni. Che sia la tua storia o quella di qualcuno vicino a te, devi essere nella posizione di poterla raccontare.
Libba riparte da Tattoo
Con Tattoo, Libba torna con un disco personale e diretto, costruito tra esperienza vissuta e nuova consapevolezza. Un progetto senza compromessi, con un solo featuring e una forte identità sonora, che segna una ripartenza artistica dopo anni di silenzio e mette al centro autenticità, coerenza e street credibility.






