Di recente Sky TG24 ha intervistato Revman, il primo poliziotto rapper che utilizza il linguaggio degli artisti hip hop ma per veicolare dei messaggi ai giovani sani e funzionali: per prevenire e combattere il crimine. Ecco spiegato come lo fa e qual è l’obiettivo del progetto.
Poliziotto e rapper sono due parole che nella quotidianità non si sposano perfettamente. Eppure Sebastiano Vitale, in arte Revman, è il primo Agente Scelto della Polizia di Stato che ha deciso di fondare un progetto importante per i giovani utilizzando il linguaggio degli artisti di strada.
Revman vuole avvicinarsi agli adolescenti sfruttando il rap come mezzo di comunicazione più comune, e nei suoi testi si parla di comportamenti responsabili, sicurezza stradale, legalità, dipendenze, cyberbulissimo e bullismo.
Revman, il poliziotto rapper e il progetto inusuale
Da sempre il mondo del rap ha trattato temi legati alla criminalità, all’infedeltà e alla dura vita di strada. Revman, il primo poliziotto rapper, ha deciso di confessare ai giornalisti di Sky TG24 l’idea del suo progetto: comunicare ciò che c’è di giusto nel mondo della legalità, sfruttando il linguaggio del genere hip hop.
Una comunicazione inusuale ed extra istituzionale presentata anche il 13 aprile 2026 a Roma, più precisamente in Piazza del Popolo dove si è festeggiato il 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. Un’occasione importante per dimostrare come il rap possa avvicinare i giovani, pur mantenendo il decoro della divisa italiana.
L’agente Vitale pubblica la sua prima canzone 11 anni fa sul suo canale YouTube, che oggi conta quasi 4.000 iscritti. Il cantautore inizia a scrivere e produrre testi rap – ma in modo inusuale promuovendo la legalità – all’età di 16 anni, e il caso vuole che comincia a “ricevere ascolti” dopo aver superato e vinto il concorso in Polizia.
Una missione difficile da portare a termine
Revman parla delle sue numerose presenze presso le scuole di Milano e in occasioni di alcuni eventi culturali in periferia, dove la parte più complessa è quella di veicolare il giusto messaggio catturando l’attenzione dei ragazzi che lo ascoltano.
Purtroppo – rivela il poliziotto rapper – in molti contesti il problema non è soltanto l’apprendimento, ma è l’ambiente in cui vivono e la gente che li influenza negativamente. Per questo motivo le canzoni dell’agente non sono sufficienti a sensibilizzarli, ecco quindi che nasce la collaborazione attiva con un team di psicologi e l’associazione Fare x Bene.
Si organizzano incontri dove ad ogni studente viene data la sua occasione di fare musica: laboratori dove ogni allievo scrive il suo testo e poi viene pubblicato sulle pagine social, così da poter valorizzare un lavoro funzionale e sano, premiando l’impegno.






