iastimo è tornato e lo ha fatto con Lord Gravedigger. A quasi due anni dall’ultimo lavoro, Tutto Normale, il rapper siciliano torna curando in prima persona sia le rime sia le produzioni del nuovo progetto Lord Gravedigger.
Il concept dell’album ruota attorno al tema della morte, intesa non come fine assoluta, ma come trasformazione. Iastimo ne esplora le molteplici declinazioni — sociali, politiche, di pensiero e musicali — collegandole spesso al tema della disabilità, centrale nella title track.
Le tracce si susseguono creando un filo narrativo diretto e coerente, che culmina in un brano dedicato alla malattia. Questa è l’intervista di iastimo per Club Hip Hop. Prima di passare alla lettura, schiaccia play e goditi le vibe del disco!
Ciao iastimo, benvenuto e grazie! Oggi siamo qui per il tuo ultimo progetto, Lord Gravedigger. Cominciamo dal titolo: perché lo hai scelto e cosa rappresenta per te?
Grazie a te. Ciao. Avevo iniziato a scrivere qualche strofa e quasi in tutte si sentiva l’dea della morte, come qualcosa a cui pensi. C’era anche un pezzo che si sarebbe dovuto intitolare “Caronte” dove interpretavo il traghettatore e da questo immaginario ho creato il concept del “becchino di concetti”, quello che scava le fosse – Gravedigger – per sotterrarci i corpi, in questo caso i testi; le idee, i concetti.
In qualche modo scrivere è anche mettere un punto a quel concetto espresso, lo si uccide metaforicamente.

In Cavie affermi:” siamo cavie da laboratorio: Rocket”. Il potere dominante stritola la massa in un congegno esoterico che rappresenta il Matrix ideale per schiavizzare. Qual è la chiave per liberarsi dalle catene esteriori ed interiori?
Non ho, e non credo nemmeno di essere quello che ha la risposta. Probabilmente ribellarsi come ha fatto Rocket è una via. In fondo gli strumenti per comprendere li abbiamo e siamo super tempestati di notizie, tecnologie che dovremmo usare a nostro favore, piuttosto che subirle.

Il tuo è un rap che punta all’aspetto sociale. La cultura hip hop italiana si è lasciata fin troppo fagocitare dal business e dall’industria musicale?
La cultura Hip Hop, se parliamo della cultura, no. L’underground è vivo e continua ad avere un proprio linguaggio che si aggiorna negli anni, che muta per adeguarsi ai cambiamenti della società.
Noto un accomodamento più da quello che l’industria stessa ha definito rap. Si cercano soldi facili con canzonette tutte uguali. Non la reputo necessariamente una cosa negativa.

Gli artisti sperano di aver trovato un lavoro per mantenersi alla grande, ma il rap come lo intendo io, è un’altra cosa.
“Sfilate di alta moda nei quartieri malfamati”. Due domande in una: i rapper italiani tendono ad esaltare troppo la criminalità perché sanno che il pubblico ci casca facilmente? E questo cliché da modaioli è un’imposizione delle Major o scelta consapevole?
Dovrei essere dentro una Major per poterlo dire con certezza. Secondo me è una quota paritaria. Gli artisti sanno che va quello, alla major va bene, e sono tutti felici e contenti.
Poi si dovrebbe capire quanti di loro effettivamente hanno vissuto o vivono la strada. A me continua a dar enormemente fastidio quando si esaltano personaggi che squagliano nell’acido i bambini.

Il tuo rap è catartico, nel senso che trasformi la rabbia in un concentrato di barre al veleno. Qual è l’essenza che motiva la tua arte?
Il mio vissuto è una motivazione. Sono disabile dalla nascita, due volte disabile visto che sono nato al Sud. Non per criticare o odiare il Sud, ma essere un bambino degli anni ’80 disabile in Sicilia non era facile.
Quando ho iniziato a scrivere, verso la fine degli anni ’90, non riuscivo a metabolizzare questo tipo di espressione, crescendo mi è venuto più naturale e, credo, perché ho accettato davvero la mia condizione.
La tua scrittura è ricca di riferimenti, citazioni, reference e figure retoriche. Perché queste skill sembrano strabiliare la critica musicale se le utilizza un Kid Yugi? Fondamentalmente, non ha inventato nulla
Una volta, per caso, ho sentito un’intervista o qualcosa di simile di Salmo. Diceva una cosa sacrosanta oltre che vera: ai nostri tempi tutti scrivevano come Kid Yugi.
La scrittura negli anni ha subito uno snellimento, sia dal punto di vista del testo che delle parole. Si potrebbe sempre accusare questa strana malattia della poca attenzione delle nuove generazioni.
Kid Yugi in questa contemporaneità comunque riesce in modo perfetto a far coincidere il tempo moderno con una scrittura che ricorda la Golden Age.

Lord Gravedigger arriva per creare rottura e scompiglio. Si avverte la tua esigenza di comunicare. Qual è il messaggio più Importante che vuoi trasmettere a chi ti ascolta?
Come facevo io, in quel periodo dove internet non era predominante (sembra che poi faccio sempre il vecchio scorreggione) di usare tutti i mezzi a disposizione per non fermarsi al titolo.
La musica ha sempre cercato di comunicare, ma se la si ascolta solo come un rumore di sottofondo senza andare a capire, a studiare, non ci lascia altro che un rumore.






