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Doppiozero racconta “Pagine Sporche”: verità, introspezione e rap che mette il contenuto al centro

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Con il nuovo singolo “Pagine Sporche”, Doppiozero torna a esplorare il territorio del rap conscious con una scrittura ancora più diretta e personale.

Il brano nasce da esperienze reali e da storie vicine all’artista, trasformate in un racconto che affronta senza filtri la lotta quotidiana, il rapporto tra ambizione e insicurezza e il desiderio di costruire un percorso lontano dalla superficialità.

In un periodo storico in cui l’immagine spesso sembra prevalere sulla sostanza, Doppiozero sceglie di puntare sulla parola, sulla verità e sulla coerenza con il proprio vissuto. “Pagine Sporche” si presenta come un capitolo importante del suo percorso artistico, un brano che racconta la vita come un libro in continua scrittura, segnato da esperienze socio-familiari, economiche e sentimentali che lasciano tracce profonde.

In questa intervista per ClubHipHop, l’artista riflette sull’importanza di partire dalla realtà, sul valore delle metafore come strumento narrativo, sul rapporto emotivo con i producer Diemme e JustimMcCourtney e sul ruolo del rap come spazio di espressione autentica. Un confronto sincero che offre uno sguardo diretto su un progetto nato dall’esigenza di arrivare “dritto al sentimento”, senza compromessi e senza maschere.

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“Pagine Sporche” nasce da esperienze personali e storie vicine a te. Quanto è stato importante, questa volta, partire dalla realtà invece che dall’immaginazione?

In ogni mio testo purtroppo anche quando si parla di situazioni spiacevoli c’è sempre e solo la verità ma questa a volte viene celata dietro a metafore, frasi romanzate e giochi di significato, in questo progetto possiamo dire che il testo è stato pensato il più crudo e diretto possibile per arrivare subito al punto, dritto al sentimento.

Nel brano parli di lotta quotidiana, tra ambizione e insicurezza. In che momento della tua vita arriva questo singolo e cosa rappresenta per il tuo percorso artistico?

Penso che ogni grande ambizione porti con sé anche un insicurezza per quello che potrebbe essere, una paura dell’ignoto che tutti noi abbiamo quando affrontiamo grandi sfide di vita cercando una via di uscita dalla mediocrità.Il mio percorso artistico non è altro che lo specchio di ciò che vivo e provo, una testimonianza scritta di pensieri e situazioni vissute e tramandate.

Il titolo richiama l’idea della vita come un libro che si scrive giorno dopo giorno. C’è una “pagina sporca” che senti più tua di tutte e che ha influenzato questo pezzo?

Sono varie le situazioni che ritengo portino una persona a “sporcare” le pagine del proprio “libro” che può essere una situazione sgradevole socio-familiare, economica o sentimentale.

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Hai lavorato a stretto contatto con Diemme e JustimMcCourtney per la produzione. Quanto conta per te il rapporto con i producer quando affronti brani così personali?

È fondamentale avere un rapporto emotivo con le persone con cui lavoro al fine di trovare il risultato più vero ed originale possibile. Che si parli di produzione o fase di registrazione audio/video la sintonia è sempre una buona cosa.

In una scena rap sempre più orientata all’impatto immediato, tu scegli spesso la strada del racconto e dell’introspezione. Pensi che oggi ci sia ancora spazio per un rap che punta prima sul contenuto che sull’immagine?

Credo e spero che ci siano sempre orecchie pronte ad ascoltare e persone pronte ad andare oltre alle cose superficiali e poco fondamentali della vita. Oramai è noto che viviamo in un periodo storico in cui la sostanza spesso conta meno dell’apparenza ma penso sia fondamentale comunque essere e non sembrare poiché alla fine dei conti poi siamo noi a dover convivere con noi stessi e la realtà dei fatti che ci circonda.