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Ill Grosso, poetica street nella MESSA DI MEZZANOTTE. L’intervista

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Ill Grosso pubblica MESSA DI MEZZANOTTE, progetto editato dopo anni silenzio. L’artista romano descrive il suo percorso così:

“Ill Grosso è un rapper e produttore romano classe ’79. Il suo percorso solista prende forma nel 2010, con la pubblicazione di singoli e diversi EP autoprodotti che mettono subito in chiaro la sua attitudine cruda e senza compromessi.

Tra questi, spicca CEMENTO ARMATO, progetto che vede la partecipazione – tra gli altri – di Primo Brown, figura iconica del rap capitolino.

L’anno successivo arriva LA SCANIZZA MIXTAPE (2011), interamente scritto e registrato sempre in coppia con Primo. I due si alternano al microfono su strumentali americane, restituendo un lavoro ruvido e diretto, caratterizzato da rime taglienti, realness e zero filtri.

A impreziosire il progetto compaiono Tormento e, in via eccezionale nelle vesti di rapper, Squarta, storico produttore della scena nazionale.

Nel 2013 Ill Grosso pubblica il suo primo album solista, LA MIA CROCE, curandone la direzione artistica e collaborando con diversi beatmaker e artisti della scena italiana.

Parallelamente porta avanti un’intensa attività da producer, firmando brani per Too Fat Muzik e lavorando con nomi come Primo Brown, Mezzosangue, Tormento e molti altri.

Nel 2019, lancia una campagna di crowdfunding su Musicraiser, conclusa con successo, che gli permette di produrre e pubblicare GROSSO, album realizzato nel periodo post-pandemico e conferma della sua indipendenza artistica e della sua capacità di restare fedele alle proprie radici, evolvendo al tempo stesso il proprio linguaggio sonoro.

Ho deciso di interviste Ill Grosso per saperne di più su MESSA DI MEZZANOTTE.

Ciao ILL GROSSO e benvenuto! MESSA DI MEZZANOTTE è il tuo nuovo album. Partiamo dal titolo: mi spieghi la dietrologia dietro questa scelta? Esiste anche un tratto esoterico?

La Messa di Mezzanotte non è solo un titolo, è una necessità. La mezzanotte è il confine: il momento in cui idealmente, il rumore del giorno si spegne e restano solo i tuoi demoni.

La “Messa” è il mio rito, il mio modo di confessarmi senza passare per un prete. Non credo in Dio, ma sicuro esiste un’entità superiore a cui prima o poi dovremo rendere conto.

Non so se c’è un lato esoterico, insomma non ho ragionato in tal senso. Se per esoterismo intendi la ricerca di ciò che è nascosto, allora ti dico di si.

La “chiesa” in questo disco non è un luogo fisico, sono io, rappresenta me. È un tempio fatto di carne e ossa che cerca di rimanere in piedi nonostante il gelo e la solitudine. È un rito per chi non dorme, per chi cerca una verità che non brilla sotto i riflettori.

IMG-20260203-WA0005-1024x1024 Ill Grosso, poetica street nella MESSA DI MEZZANOTTE. L'intervista

Nell’album critichi alcuni atteggiamenti dei rapper odierni. Quali sono gli aspetti che più ti infastidiscono e cosa ne pensi dell’ostentazione gangsta nel rap italiano?

A me non infastidisce nulla in realtá, ognuno é libero di fare quello che vuole e se fare il pagliaccio ti gratifica allora sono cazzi tuoi. La cosa che mi diverte oggi invece di questa scena nuova è la recita che fanno questi. Li vedi nelle storie atteggiarsi a grandi spacciatori o artisti gia arrivati dopo un solo singolo.

Fanno i fichi poi vanno in tv e non sanno a memoria 8 barre che scrivono. La cosa assurda é che la figura di merda non li ferma. Vanno avanti come se non fosse successo niente. Sti rapper fanno cosplay: si vestono da cattivi, vendono uno stile di vita che non hanno, ostentano una “vita da strada” che spesso hanno visto solo nei film o nei video americani.

L’ostentazione gangsta in Italia è diventata una macchietta. Sembra quasi che se non sei un malandrino allora non puoi fare il rapper. Come se una cosa è una conseguenza dell’altra. Non è cosi.

Il vero “hardcore” non è mostrare i soldi o fare le facce brutte su social; è avere il coraggio di essere scomodi, di non piacere a tutti, di dire la verità anche quando non conviene. E questo lo possono fare tutti, anche chi non ha un passato criminale alle spalle.

IMG-20260203-WA0009-1024x1024 Ill Grosso, poetica street nella MESSA DI MEZZANOTTE. L'intervista

Il disco arriva dopo anni di silenzio. Il silenzio è una catarsi ideale per recuperare idee ed energie. Oggi che il mercato è frenetico e pretende risvolti immediati, qual è il reale valore del prendersi una pausa e rimembrare?

Il mercato oggi è un tritacarne: se non pubblichi ogni tre mesi, pensano che sei morto. Ma se parli in continuazione, finisci per non dire nulla.

Il mio silenzio è stato fondamentale. È servito a pulire le orecchie dalle cazzate inutili e a far sedimentare le idee. Prendersi tempo è un atto di resistenza.

Significa dire: “Io esco quando ho qualcosa di vero da dire, non quando me lo dice l’algoritmo”. Il valore del rimembrare sta nel non perdere la bussola: se non ricordi da dove vieni, non sai chi sei e dove stai andando e diventi solo un prodotto stagionale.

ILL GROSSO l’arte è un mezzo per esprimere se stessi e riflettere la società che ci circonda. Perché il rap tende ad essere così egocentrico?

Il rap è sempre stato “egoriferito”, fa parte del DNA del genere. Ma c’è una differenza enorme tra Ego e Identità. Oggi il rap è egocentrico nel senso più infantile: “guardami”, “guarda cosa ho”.

È narcisismo puro. Io uso l’egocentrismo in modo diverso: uso il mio “io” come uno specchio per riflettere quello che vedo fuori. Se parlo di me, lo faccio per guardare nella mia anima, non per darmi pacche sulle spalle credendomi il migliore. Il rap dovrebbe servire per dire qualcosa, non a farsi i selfie.

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Come mai hai deciso di proporre un lavoro basato su 6 brani? La formula ricorda più un Ep che un disco. MESSA DI MEZZANOTTTE è un antipasto per qualcosa di più corposo?

Il disco é mutato in questi anni molteplici volte. C’erano un paio di brani in piu durante la lavorazione, ma la vita ha deciso di cambiare i piani fra me e alcune persone con cui collaboravo.

Non erano semplici feat, delle collabo qualunque. Erano brani costruiti con persone che ritenevo fratelli e che poi mi hanno voltato le spalle.

Persone che hanno dormito in casa mia, mangiato il mio cibo seduti al mio tavolo ma che quando gli ha fatto comodo, hanno dimenticato il mio nome, cancellandomi dalla loro esistenza. Quindi a dirla tutta, non ho scelto io questa formula, ma la formula é stata dettata dalle esigenze.

Due brani in piu comunque non avrebbero fatto molta differenza a livello numerico, da subito avevo pensato che volevo un lavoro che pesasse, non che durasse tanto. In un’epoca dove l’attenzione dura tre secondi, un disco di 20 tracce finisce per avere 15 riempitivi di featuring inutili.

Io ho voluto registrare 6 (o 7, se conti la traccia in piu presente solo nel vinile) pezzi della mia vita. Ogni traccia è un mattone di cemento. Messa di Mezzanotte non è un antipasto, è un distillato.

È tutto quello che serve in questo momento. Se ci sarà altro? Posso dirti che una volta messo in moto l’ingranaggio non si ferma molto facilmente. Per ora voglio che la gente mastichi bene questi brani, perché c’è molto da digerire.

Chiudo ponendo una domanda su Roma. Dalla Golden Age, passando per i Colle al Truceklan, alla deriva della Dark Polo Gang, poi la Love Gang e tanti altri artisti nel mentre. Cosa ne pensi dell’evoluzione del rap romano?

Roma è la mia città, la sento sotto le unghie. È passata attraverso tutto: la poesia grezza della Golden Age, la rottura violenta del Truceklan, fino alle derive più “glamour” o melodiche degli ultimi anni.

Penso che Roma abbia una capacità unica di rigenerarsi, ma a volte si perde nel voler essere “cool” a tutti i costi seguendo le mode di cittá come Milano. Rispetto sempre chi ci mette la faccia raccontando la propria storia, come tutti quelli che hai citato tu nella tua domanda.

Possono non piacermi, o non condividere le loro idee, ma chiunque si mette in piedi su un palco e si racconta senza nascondersi, merita rispetto.

Ognuno di noi ha contribuito a modo suo a mettere Roma sulla mappa: c’è chi ha riportato un certo orgoglio di quartiere, o chi per esempio, ha trasformato il proprio disagio in un brand di moda.

Roma resta una giungla di cemento dove ognuno protegge il suo angolo. Io resto nel mio, giu nell’uderground forttutamente indipendente, quello dove l’aria è ancora viziata, ma l’odore è quello vero della strada.

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