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Met Fish e la scelta più difficile: raccontarsi davvero in “Anamnesi”

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Met Fish

Met Fish, dopo un anno di attesa, pubblica finalmente il suo disco. Negli ultimi anni il rap italiano ha imparato a parlare sempre più spesso di fragilità, salute mentale e percorsi personali.

Non tutti però riescono a farlo mantenendo autenticità e credibilità. Con Anamnesi, Met Fish prova a percorrere questa strada senza affidarsi a formule preconfezionate o a facili slogan motivazionali, costruendo un progetto che mette al centro il dubbio anziché la certezza.

L’EP nasce da un concetto tanto semplice quanto complesso: capire chi siamo davvero. Già il titolo suggerisce un’operazione di scavo interiore, una ricostruzione della propria storia personale attraverso ricordi, errori, relazioni e cicatrici che continuano a lasciare il segno.

Non è un caso che il progetto trovi ispirazione nell’immaginario di Magritte e nel tema dell’identità sfuggente.

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L’impressione è che Met Fish non stia cercando di dare una definizione di sé, ma piuttosto di documentare il percorso che porta a quella ricerca.

La tracklist procede come una raccolta di pagine di diario trasformate in musica. I temi affrontati sono quelli che molti vivono ma che spesso faticano a verbalizzare: depressione, ansia, rapporti tossici, perdita di persone importanti e desiderio di ripartire.

Il merito principale dell’artista è quello di evitare qualsiasi forma di vittimismo. Le emozioni vengono esposte senza filtri ma anche senza cercare compassione.

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Sul piano musicale il disco trova un equilibrio interessante tra tradizione e contemporaneità. Le produzioni oscillano tra boom bap, trap e suggestioni elettroniche, costruendo un’atmosfera costantemente sospesa tra malinconia e tensione.

Il background di Met Fish come producer e appassionato di musica elettronica emerge soprattutto nella cura delle ambientazioni sonore e nella ricerca di dettagli che contribuiscono a rafforzare il carattere cinematografico dell’ascolto.

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Anche la scrittura mostra una maturità crescente.

Chi conosce il percorso dell’artista sa quanto il freestyle abbia avuto un ruolo importante nella sua formazione e questa esperienza continua a emergere nella fluidità delle strofe e nella naturalezza con cui vengono sviluppati i concetti. Tuttavia, rispetto ai lavori precedenti, qui sembra esserci una maggiore attenzione alla costruzione narrativa e all’impatto emotivo delle canzoni.

Più che un punto di arrivo, Anamnesi appare come un momento di passaggio. Un disco che fotografa un artista nel pieno di una trasformazione personale e creativa. In un periodo in cui gran parte della musica viene consumata velocemente e dimenticata altrettanto in fretta, Met Fish sceglie di rallentare e chiedere all’ascoltatore di fare lo stesso.

Una scelta coraggiosa che rende questo progetto uno dei capitoli più sinceri e significativi della sua discografia.

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