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Danut Pintilie cucina RAW. L’intervista

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Danut Neculai Pintilie, noto con il nome d’arte Danut Pintilie, è un giovane artista del panorama hip-hop e rap, nato a Galați, in Romania, il 29 settembre 2007. La sua affinità con il mondo musicale è iniziata in modo precoce, grazie ai suoi genitori che ascoltavano musica ad alto volume già durante la gravidanza. La famiglia lo ha successivamente introdotto a vari generi, portandolo a sviluppare una profonda passione per il rap.

All’età di 13 anni, ha iniziato a dedicarsi alla produzione, scoprendo e sperimentando con il software FL Studio. L’anno successivo, a 14 anni, ha intrapreso la scrittura dei testi, impiegandola come un efficace strumento per l’espressione emotiva e lo sfogo. Attualmente, Danut Pintilie concentra la sua produzione nel realizzare musica che definisce innovativa, con l’obiettivo che essa non risulti un esercizio puramente autoreferenziale, ma che sia in grado di insegnare e veicolare un messaggio di valore. Ho deciso di intervistare Danut per approfondire il suo ultimo progetto RAW!!

Bella Danut, benvenuto e grazie! Oggi siamo qui per RAW, tuo nuovo progetto. Partiamo dal titolo: oggi la crudezza nel rap game italiano è troppo strumentalizzata? I rapper utilizzano questo epiteto più per darsi un tono che per manifestare un’essenza?

Bella e grazie mille per l’opportunità. RAW è il progetto più importante della mia carriera per ora e ci tenevo tanto a dire due cose su questo disco per farlo comprendere meglio a tutti. Per quello che sento e che vedo nel rap game passando dall’underground al mainstream, la crudezza è una caratteristica molto assente e, per quelli che la manifestano, è diventata sicuramente uno strumento per crearsi un’immagine oppure una credibilità che in molti casi si rivela anche falsa.

Sicuramente c’è anche chi vuole manifestare un’essenza, e in questo caso ritengo sia giusto, anche perché credo che le punchline crude, lo stile grezzo e le metriche non troppo raffinate siano un elemento incontrastato ed essenziale nell’hip-hop, un genere che è nato per disturbare gli ascoltatori comuni e per raccontare esperienze travagliate della vita dell’artista o di chi lo circonda.

Sei rumeno. Quanto questo background influenza la tua arte? Il rap in Romania che caratteristiche presenta?

Sì, io sono rumeno da parte di entrambi i genitori, infatti sono nato a Galati e mi sono trasferito circa all’età di 4 anni in Valtellina. Devo dirti che questa cosa mi ha influenzato molto per quanto riguarda cosa raccontare e come farlo. Anche perché in Romania ho sempre vissuto in condizioni sfavorevoli e disagiate, con i miei genitori che si facevano tantissimi sbatti per dar da mangiare a me e a mia sorella.

Il rap in Romania purtroppo è rimasto underground a causa della censura e del proibizionismo presenti nel paese. Gli unici rapper mainstream sono quelli che fanno i “perbenisti” e i politicamente corretti in cambio di soldi. Io, personalmente, conosco parecchie persone che fanno parte della scena hip-hop rumena, infatti sto già lavorando a varie collaborazioni.

“Andare al Karaoke a cantare Sere Nere”. La mentalità italiana è troppo focalizzata sul romanticismo smielato?

Per quello che so sì, ma non è colpa assolutamente di nessuno, semplicemente la cultura italiana, secondo il mio punto di vista, è ed è sempre stata modellata su questi valori romantici che rendono tutti un po’ più “sdolcinati” e “carini” nell’apparenza e nel modo di porsi.

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GOLAN! nello slang dell’Est Europa significa teppista. Oggi che ruolo hanno i teppisti? Nella cultura hip hop, un teppista era colui che si ribellava all’autorità. Nei tempi odierni si tende a sminuire questa figura, associandola al vandalismo. Che ne pensi?

GOLAN! è la canzone dalla quale mi sento maggiormente rappresentato. Inizialmente l’ho scritta per ridicolizzare i pregiudizi che gli italiani hanno sempre fatto nei confronti dei rumeni e degli europei dell’est. Il ruolo che ha assunto oggi il termine Teppista potremmo considerarlo nullo, perché è frutto di considerazioni affrettate, pregiudizi e poca consapevolezza nell’utilizzo del termine.

Questa parola però, sotto un certo punto di vista, mi rappresenta. Sono sempre stato una persona che si ribella alle cose che non mi vanno a genio, come le scelte dei politici, le guerre che ci sono ora nel mondo e le ingiustizie.

Parliamo di SHINING. Kubrick è uno dei miei registi preferiti. Hai scelto il titolo solo per la tipologia di pellicola o Stanley ti ha influenzato più profondamente?

Ho scelto il titolo SHINING per fare un omaggio ad una pellicola che rimarrà sempre nella storia del mondo cinematografico. Inoltre mi è sempre piaciuta la trama e il susseguirsi degli eventi, le visioni distorte del fglio di Jack e il fatto che ad un certo punto mi sono rispecchiato nel protagonista stesso, che scriveva chiuso in una stanza in preda ad un esaurimento nervoso.

“Non ho tempo per far l’influencer/frate: zero pose”. Nel rap, le stronzate social e l’apparenza stanno fagocitando la verità?

Assolutamente sì. Oggi i rapper si nascondono dietro ad uno schermo raccontando una realtà inventata, solamente per poter essere più appetibili al pubblico e per essere più inseriti nel panorama hip-hop. Basta pensare alla scena rap/trap attuale, che non ha nulla da raccontare perché ha fatto una vita poco degna di nota oppure poco disastrata. Io mi sono ribellato a questi soggetti semplicemente usando come nome d’arte il mio nome e cognome, perché cerco di essere il più trasparente possibile.

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In KHARASHO campioni Cronache di Resistenza dei Dogo, un brano tutt’altro che casuale. Peraltro, il titolo è ispirato ad una canzone iconica di Noyz. La tua volontà è portare spirito di rivoluzione?

Con KHARASHO ho voluto riportare in vita un classico dei Club Dogo tramite il sample e ho voluto portare sicuramente uno spirito di rivoluzione tramite la citazione a Noyz Narcos e il testo. Come avete già sentito, la canzone è un’ampia critica sociale fatta agli italiani che preferiscono vivere nell’ignoranza piuttosto che informarsi di come gira il sistema veramente.

In RAP CRIMINALE affermi:” fanculo il mercato/se vado in Major, io non lecco il culo: devo esser pagato/questo è una rapina dell’industria/do il crack al manager che mette tutti i soldi in busta” e aggiungo:” niente pezzi commerciali”. La discografia ipnotizza gli ascoltatori e condiziona le menti?

La discografia ha un ruolo molto importante per defnire gli artisti che “meritano” al giorno d’oggi, in base all’ampiezza e alla varietà del catalogo. Il problema è che gli ascoltatori tendono ad etichettare chi fa musica in base al successo dei vari progetti e a sottostimare tutto il resto. Per questo motivo io, in RAP CRIMINALE, faccio riferimento alle major in modo negativo, rifiutando qualsiasi tipo di label e ribadendo che l’andare sotto case discografiche importanti è semplicemente un lavoro nobile che purtroppo limita gli artisti nello scrivere ciò che vogliono.

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Hai delle basi solide, secondo me potresti  brillare ancora di più se decidessi di creare anche dei brani permeati da testi con focus sociali, leggermente più strutturati e meno da freestyle. Stai pensando di evolvere le tue skill in tal senso?

Io non mi reputo un freestyler, semplicemente ho cercato di portare dell’hip hop dal suono puro e caratteristico della old school o golden age. Io di canzoni con dei testi più concentrati su tematiche sociali li ho già scritti, per esempio nel mio primo album Bianco e Nero, disponibile su tutte le piattaforme. Sicuramente tornerò su tematiche più sociali e introspettive in futuro.

DEXTER è il tuo nuovo singolo. Fa parte di un progetto più ampio? Cosa stai costruendo?

DEXTER è un “Filler post-disco” che non farà parte del mio prossimo progetto, ma lo preannuncia. Sto lavorando ad un altro volume di RAW, con l’intenzione di renderlo una saga di album o mixtape che porterò avanti negli anni.

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Tiziano Castaldo
Tiziano Castaldo, si appassiona al rap da giovanissimo, grazie a Mr. Simpatia di Fabri Fibra, album che ascolta all'età di 8 anni. Successivamente, decide di approfondire il mondo dell'hip hop a 360 gradi attraverso uno studio accurato del rap, specialmente quello francese ed italiano. I suoi artisti preferiti sono Bubaseta, Kery James, Lauryn Hill e Tupac.