vestobeats ha realizzato “Midnight Mixtape Vol. 1” durante tredici mesi di dialisi. Un periodo nel quale le notti trascorse collegato alla macchina, spesso senza riuscire a dormire, sono diventate sessioni di produzione. Il risultato è un mixtape di 22 tracce, interamente prodotto dall’artista pordenonese e costruito insieme a più di 40 ospiti.
Il disco parte dalla malattia, ma non si limita a documentarla. Usa il rap per trasformare paura, isolamento e stanchezza in un movimento continuo di beat, strofe e collaborazioni. La musica non cancella ciò che sta accadendo: offre a vestobeats un linguaggio con cui attraversarlo.
Midnight Mixtape Vol. 1, nove ore e mezza, un paio di cuffie e un beat
La dialisi notturna durava nove ore e mezza. Nei primi mesi dormire era difficile, così vestobeats ha iniziato a produrre per tenere impegnata la mente. Intorno a mezzanotte condivideva online il beat appena terminato e le reazioni ricevute lo spingevano a crearne un altro. Quella che inizialmente era una distrazione è diventata gradualmente una nuova routine artistica.
“Midnight Mixtape Vol. 1” conserva questa origine irregolare e istintiva. Non sembra nascere da una strategia discografica, ma dall’accumulo di notti, emozioni e intuizioni. Non tutte le produzioni cercano la perfezione formale: alcune colpiscono immediatamente, altre hanno il carattere di esperimenti sviluppati mentre vestobeats ritrovava il proprio metodo. È proprio questa componente grezza a rendere credibile il progetto.
La malattia agisce come detonatore creativo, non come unico argomento. Dopo quasi tre anni di scarsa attività, vestobeats torna a produrre e scrivere con una continuità quasi febbrile. Il mixtape fotografa questo sblocco: non soltanto il dolore di un periodo difficile, ma anche l’urgenza di recuperare una voce che sembrava essersi spenta.

Il suono della notte
Il boom bap rimane la base del progetto, ma viene trattato attraverso approcci differenti. Le produzioni più classiche puntano su breakbeat, campioni tagliati e batterie stratificate; quelle legate al neo boom bap rallentano, sottraggono elementi e lavorano maggiormente sulla tensione. Accordi lunghi, dissonanze, bassi sincopati e percussioni elettroniche costruiscono scenari più freddi e oscuri.
La varietà nasce anche dal processo produttivo. Accanto al sampling trovano spazio parti suonate, sintetizzatori virtuali e suoni provenienti da drum machine. Alcune contaminazioni arrivano fino alla dubstep, allargando i confini di un disco che rimane hip hop nel modo di pensare la batteria e lo spazio riservato alle voci.
Con 22 tracce, il rischio di perdere compattezza esiste. Il mixtape, però, non vuole essere essenziale: la sua identità risiede proprio nell’abbondanza. vestobeats utilizza il formato per mostrare differenti lati della propria produzione, senza obbligarsi a scegliere una sola atmosfera o a inseguire la durata richiesta dagli algoritmi.

Oltre 40 voci contro l’isolamento
La parte più significativa del progetto è forse il contrasto tra un’esperienza vissuta nella solitudine e un disco realizzato insieme a decine di persone. Ares Adami, Blue Virus, Lancetta, Totò Nasty, Introness1, DNA e Kold Boi si alternano a esponenti della scena pordenonese, tra cui il 33170 Project e diversi membri del Tocai Cypher.
Le collaborazioni trasformano il mixtape in una risposta collettiva all’isolamento. Molte tracce ospitano quattro MC, mentre l’introduzione ne riunisce quindici. Metriche, timbri e lingue diverse si succedono sui beat, con passaggi in catalano, danese, inglese, spagnolo e cinese. Non tutto possiede lo stesso peso, ma l’insieme restituisce l’idea di una comunità costruita intorno alla musica.
Paura della morte, gratitudine, introspezione e rinascita convivono con storytelling, flex e momenti più leggeri. Questa alternanza impedisce al disco di diventare monotematico. La sofferenza rimane presente, ma non occupa ogni traccia e non definisce completamente chi l’ha vissuta.

La musica dopo il trapianto
Il trapianto di rene ha dato inevitabilmente un nuovo significato al materiale creato durante la dialisi. Quelle produzioni appartengono a una fase conclusa, ma rappresentano anche il punto dal quale ripartire. “Midnight Mixtape Vol. 1” conserva la memoria della malattia senza rimanervi bloccato.
Più che un disco sulla dialisi, è un progetto su ciò che una persona decide di fare mentre la attraversa. vestobeats ha scelto di produrre, scrivere e coinvolgere altre persone. Il mixtape porta con sé imperfezioni e dispersioni, ma anche una forza difficile da costruire artificialmente: quella di una musica nata perché, in quel momento, era davvero necessaria.






