Gorizia RMX non è un semplice ritorno, e non è nemmeno un’operazione nostalgica. “Gorizia RMX” prende un brano già esistente e lo sposta altrove, cambiandone completamente il respiro. Il remix non si limita ad aggiornare il suono: lo riscrive. E lo fa in modo netto, deciso, senza compromessi.
Fin dai primi secondi di Gorizia RMX si percepisce una direzione chiara: il beat è più profondo, più jazzato, attraversato da sonorità urban che costruiscono un’atmosfera densa, quasi tangibile. Non c’è ricerca di immediatezza, ma di immersione. È un pezzo che ti rallenta, ti costringe ad ascoltare davvero.
Un suono che avvolge: tra jazz e urban, la firma di Dehaze in Gorizia RMX
Il lavoro in produzione è il vero punto di svolta. Dehaze prende il materiale originale e lo porta in una dimensione completamente diversa, lavorando su texture, spazi e dinamiche. Le influenze jazz non sono decorative, ma strutturali: entrano nel modo in cui il brano respira, lasciando vuoti, creando tensione, dando profondità.
Allo stesso tempo, l’impronta urban mantiene tutto ancorato al presente, evitando qualsiasi deriva nostalgica. Il risultato è un equilibrio raro: un suono elegante ma sporco al punto giusto, raffinato ma mai distante. È una produzione che non accompagna le voci, le guida — e allo stesso tempo lascia loro spazio.
Questo tipo di costruzione rende il brano estremamente visivo. Si ha la sensazione di muoversi dentro uno spazio, più che ascoltare una traccia. Ed è proprio questa qualità cinematografica a rendere il remix così efficace.

Un racconto a più voci che non cerca di piacere a tutti
Dentro questo impianto sonoro si muovono le voci di JD Il Moro, IKB, David Costello, Blurrry e Jan D, ognuno con il proprio taglio ma senza mai uscire dal quadro. Non c’è bisogno di alzare i toni o forzare l’impatto: il pezzo funziona perché resta coerente, compatto, credibile.
La città emerge per frammenti, dettagli, riferimenti concreti. Non viene mai spiegata, né idealizzata. È presente, viva, ma sempre filtrata da un rapporto complesso fatto di appartenenza e distanza. Ed è proprio questa ambiguità a dare forza al brano.
Il finale, con l’intervento di Jan D, sposta ancora il livello, introducendo una chiusura più riflessiva che non semplifica ma amplia il senso del pezzo. “Gorizia RMX” non cerca di essere immediato, né universale. Si prende il suo spazio, costruisce un’identità precisa e resta lì. Ed è proprio questo a renderlo così forte.






