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Carma senza filtri: “2 Passi la Notte”, tra autenticità, vita reale e hip hop

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Con “2 Passi la Notte”, pubblicato il 21 settembre, Carma arriva al suo primo album solista ufficiale dopo oltre dieci anni trascorsi dentro l’hip hop, tra crew, live, collaborazioni e progetti collettivi. Un passaggio che non coincide con una rottura rispetto al passato, ma con la necessità di aprire uno spazio più personale all’interno di un percorso che, fino a questo momento, aveva avuto nel gruppo uno dei suoi elementi centrali.

Nel disco il rapper classe ’99 dell’entroterra veneziano mette insieme esperienze diverse senza cercare di uniformarle. Ci sono le amicizie e le serate, ma anche i rapporti familiari, i ricordi, il lavoro, le città attraversate e quei pensieri che riescono a emergere soprattutto quando il ritmo delle giornate rallenta. A fare da filo conduttore sono proprio le camminate notturne che danno il titolo al progetto: un momento concreto della vita di Carma, diventato progressivamente anche un metodo di scrittura.

Ma “2 Passi la Notte” permette soprattutto di entrare nella sua idea di hip hop. Un linguaggio che Carma continua a considerare un mezzo per raccontare ciò che vive, senza costruire una distanza artificiale tra la persona e il rapper. È un tema che emerge chiaramente parlando di “Hustler Medio Italiano”, della ricerca di autenticità dietro “Total 90” e della scelta di portare dentro il disco persone, luoghi ed esperienze realmente appartenenti alla sua storia.

Abbiamo parlato con Carma del suo primo lavoro solista, di cosa significhi essere “real” nel 2026, della differenza tra racconto e personaggio e di quanto un’esperienza personale possa diventare universale proprio quando viene raccontata senza forzature.

Il titolo “2 Passi la Notte” racchiude tutto l’immaginario del disco. Quando hai capito che le camminate notturne che accompagnavano la tua scrittura potevano diventare il filo conduttore di un intero album?

In maniera molto semplice, quando mi sono accorto che erano il momento in cui potevo davvero cercare l’ispirazione per trasmettere quello che avevo in testa. Chi mi conosce bene, nel momento in cui ha saputo quale fosse il titolo dell’album, mi ha detto: “Ok, è chiaramente il titolo del TUO disco”.

In più mi piaceva l’espediente di utilizzare la camminata notturna come un viaggio, dal momento che ogni album rappresenta un po’ un viaggio dell’artista.

A quest’album, grazie anche alle basi stellari prodotte da Ricch, volevamo attribuire una forte varietà sia a livello di mood sia a livello sonoro. Mi è sembrato coerente riportare questo al momento in cui, uscendo di notte per staccare dalla frenesia quotidiana, puoi concentrarti sui tuoi pensieri.

Naturalmente sono pensieri che nascono in maniera quasi casuale, senza seguire una vera linearità: è facile un momento prima concentrarsi sull’ultima serata passata insieme alla compagnia e un momento dopo trovarsi a rimuginare sull’ultima relazione conclusa in maniera burrascosa. Questo via vai di emozioni era esattamente quello che volevo provare a trasmettere.

Screenshot-2026-10-01-alle-11.56.29 Carma senza filtri: “2 Passi la Notte”, tra autenticità, vita reale e hip hop

In “Hustler Medio Italiano” proponi una lettura dell’hustler molto diversa da quella classica del rap, legata più alla capacità di affrontare la vita che alla criminalità. Da dove nasce questa esigenza di ribaltare quell’immaginario?

In parte sicuramente dal fatto che moltissima musica che capita di sentire in giro ultimamente mi risulti molto artefatta. “Se non parli di certe cose non hai credibilità”, “se non dici che spacci o fai brutto non ti si prende sul serio”: mi sembra che la logica di oggi segua molto alcuni di questi dettami.

Sono consapevolissimo che ci siano realmente artisti che vivono alcuni tipi di esperienze ed è quindi giusto, dal mio punto di vista, che ne raccontino i dettagli. Poi chiaramente ci sono anche molte modalità in cui questo può essere declinato.

Onestamente, l’impressione è che si cerchi in maniera ostentata di seguire questo tipo di filone solo perché è in hype e fa trend.

Hustler ritengo che possa essere chiunque sia in sbatti nella vita quotidiana e sappia uscire dalle piccole o grandi difficoltà che situazioni come lavoro, amicizie e rapporti ti possono porre davanti. Ne conosco tanti così, e loro sono i miei veri hustler.

“Total 90” parla di squadra e autenticità rispetto alle logiche del mercato. In un momento in cui spesso l’immagine sembra precedere la musica, cosa significa per te essere “real” nel 2026?

In parte, come dicevo nella domanda precedente, voglio che la mia modalità di scrittura rispecchi esattamente la persona che sono nella vita quotidiana.

Farò un esempio molto concreto su di me: nella vita, oltre a seguire molti progetti di svariato tipo, faccio anche il docente di Informatica e Matematica in una scuola superiore. Ovviamente i ragazzi sono super sgamati e mi beccano dopo pochissimo che faccio rap, il che potrebbe magari creare situazioni ambigue.

Che sia a scuola o sopra il palco di un centro sociale, io cerco sempre di essere me stesso, senza nascondere o mistificare parti della mia personalità.

Questo in realtà mi aiuta molto anche a trasmettere un messaggio del tipo: “Perfetto, ieri sera eravamo a berci una decina di birre e fare barre fino alle tre del mattino, ciò non toglie che oggi possiamo essere qui a impegnarci nel lavoro e rispettare certe regole che, giustamente, alcuni ambienti richiedono”.

La trasparenza a me sembra venga sempre apprezzata, in particolare dai ragazzi giovani. Io cerco di trasmettere questo concetto dell’essere “real”.

Screenshot-2026-10-01-alle-11.57.39 Carma senza filtri: “2 Passi la Notte”, tra autenticità, vita reale e hip hop

Il disco contiene molte persone reali, amicizie e riferimenti alla tua vita. Quanto è difficile trasformare esperienze molto personali in barre senza renderle comprensibili solo a chi ti conosce?

Ho ricevuto moltissimi feedback anche da gente che mi conosce meno e ho la netta sensazione non solo che si sia riusciti a veicolare certi messaggi, ma ancora di più che ognuno li abbia fatti suoi in maniera molto personale.

Mi è proprio capitato che qualcuno mi facesse commenti su determinati brani del disco “spiegandomeli”, dicendomi quello che era arrivato a loro e quello che, secondo loro, avevo voluto trasmettere. Giuro che in determinate situazioni mi sono state fatte delle letture che, paradossalmente, io non avevo nemmeno elaborato in maniera così approfondita nella mia testa, ed è stata una sensazione bellissima.

Poi, ad esempio, in “Leggenda Narra” con Manesi parliamo di nostro nonno, al quale noi e nostro fratello eravamo davvero molto legati. È vero che ho raccontato alcuni dettagli che riguardavano proprio lui, però ho cercato di darci un taglio che potesse rappresentare una persona comune.

Lui lo era, un “uomo senza saio”, appunto, che però ha saputo trasmetterci moltissimo ed essere per noi un esempio. Penso che chiunque abbia perso una persona cara possa sentire quelle parole personali e farle proprie.

Brevemente, per rispondere alla domanda: quando parli di emozioni vere, arrivano. Non importa se un nome non è riconosciuto da tutti, le emozioni arrivano.

In “Occhi Addosso” hai dato agli artisti coinvolti più un’atmosfera che un vero concept da seguire. Ti interessava vedere come sensibilità diverse potessero interpretare la stessa sensazione?

Assolutamente sì, e infatti il risultato secondo me è stato veramente ricco e curioso.

Io a tutti gli artisti presenti, che sono anche e in primis amici, ho chiesto di rappresentare una situazione in cui stai camminando da solo, magari in un vicolo buio e, pur essendo in un posto addormentato, hai quella sensazione che qualcuno ti stia osservando, seguendo.

Harakiri, Hot Ice e Snok, ad esempio, ci hanno dato un taglio bello aggressive, con barre pesanti e punchline che arrivano dirette all’ascoltatore, mentre Venigos e Jett hanno mantenuto un tono quasi più ironico, nel caso del primo, e autocelebrativo nel secondo.

Questa combinazione, a mio avviso, ha aiutato anche a mantenere l’attenzione alta e a riconoscere al volo il passaggio da un rapper all’altro.

Lilith ha già fatto della notte uno dei suoi immaginari, quindi mi sembrava perfetto inserirla nel progetto, oltre al fatto che ero assolutamente deciso a inserire una voce femminile nel pezzo.

Infine Paura, di Insomnia Crew, ha fatto esattamente quello che speravo facesse. Sapevo che dare un taglio ulteriormente diverso rispetto a tutti fosse nelle sue corde e mi ha accontentato davvero alla grande.

Screenshot-2026-10-01-alle-11.58.25 Carma senza filtri: “2 Passi la Notte”, tra autenticità, vita reale e hip hop

Arrivi al primo disco solista dopo anni di crew, collaborazioni e Classe Veneta. Cosa potevi raccontare in “2 Passi la Notte” che non avresti potuto raccontare all’interno di un progetto collettivo?

“2 Passi la Notte” arriva proprio dalla conclusione di un progetto collettivo, che è stato “L’Avidità”, il disco fatto con i miei fratelli di Classe Veneta a maggio 2024.

L’esperienza di fare uscire quello che per me era il primo progetto, per quanto di gruppo, mi ha fatto crescere molta voglia di portare avanti qualcosa di mio. Questo assolutamente non perché all’interno del gruppo ci fossero state limitazioni: in quel disco abbiamo raccontato perfettamente chi eravamo e quale fosse la nostra vita in quel determinato periodo.

Chiaramente, non avrei potuto metterci all’interno alcuni passaggi più personali che sarebbero probabilmente risultati fuori contesto. Da qui il desiderio di aprirmi uno spazio mio per poterli esternare.

Poi, chiaramente, in un disco personale puoi avere il totale controllo su alcune scelte stilistiche da adottare che, all’interno di un progetto di gruppo, possono essere scartate in favore di altre modalità.

Ad esempio, in “Lost in Camden” ho voluto portare Dr. Nesio leggermente fuori dalla sua zona di comfort, cercando di fargli toccare alcune corde più personali e, da certi punti di vista, “sentite”. A conti fatti, mi sento di dire che è stata decisamente una scelta vincente.

Carma, “2 Passi la Notte” e un rap che parte da ciò che si vive

Dentro “2 Passi la Notte”, Carma non sembra interessato a separare il rapper dalla persona. Anzi, gran parte dell’identità del disco nasce proprio dal tentativo opposto: fare coincidere il più possibile le due dimensioni.

Il docente che la mattina entra in classe, il ragazzo che la sera beve con gli amici, il rapper cresciuto nelle crew, il nipote che ricorda il nonno e la persona che esce da sola a camminare quando ha bisogno di mettere ordine nei pensieri possono convivere nello stesso racconto.

Dopo anni trascorsi soprattutto all’interno di esperienze collettive, il primo album solista offre così a Carma lo spazio per spingere quella ricerca un passo più avanti. Non per isolarsi dal gruppo, ma per capire cosa succede quando, per una volta, è lui a decidere interamente dove portare il racconto.