Tre Fedi. Un nome che a Club HipHop ha davvero interessato. Nel rap spesso si parla di fame, rivincita, successo. Più raramente si parla di perdita. La Forza del Vuoto di Tre Fedi parte proprio da lì: dal lutto del padre e da quel senso di mancanza che, invece di paralizzare l’artista, diventa la scintilla che alimenta tutto il progetto.
Il disco è costruito come un viaggio dentro quella frattura. Non è solo un album autobiografico, ma una riflessione su cosa succede quando la vita ti costringe a fare i conti con te stesso.
Tre Fedi non cerca scorciatoie emotive: preferisce restare dentro le crepe, raccontandole con una scrittura che alterna introspezione e lucidità.

Il rap di Tre Fedi tra radici e distanza
Uno degli elementi più interessanti del progetto è il contesto in cui nasce. Tre Fedi vive a Londra, ma continua a scrivere e pensare in italiano. Questa distanza geografica si riflette anche nella musica.
Le produzioni oscillano tra influenze soul, jazz e ritmiche hip hop più moderne, creando un suono che guarda sia alla tradizione che alla contemporaneità.

Il risultato è un disco che non cerca di imitare modelli esteri ma prova a costruire un’identità personale.
In questo equilibrio tra radici italiane e visione internazionale emerge la cifra stilistica di Tre Fedi: un rap che non ha paura di mostrarsi vulnerabile ma che mantiene sempre una forte attitudine hip hop.
“Ocean View”: la luce dopo la tempesta
Se la title track La Forza del Vuoto rappresenta il momento più oscuro del percorso, il nuovo singolo “Ocean View” segna invece una svolta narrativa. Il brano introduce una dimensione più luminosa, quasi catartica, dove il mare diventa simbolo di distanza ma anche di possibilità.
Il videoclip diretto da Popsweet Truman accompagna questa trasformazione visiva e emotiva. Le immagini puntano sulla semplicità e sul rapporto diretto con la natura, mettendo al centro il legame dell’artista con il mare e con ciò che rappresenta: radici, libertà e ricerca di equilibrio.
Rispetto al primo video, qui la prospettiva cambia chiaramente. Dove prima c’era il peso del dolore, ora emerge la volontà di guardare avanti. È il passaggio più naturale per un disco che, fin dal titolo, suggerisce una trasformazione: dal vuoto alla forza.






