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Givēon – Beloved: il soul dell’anima nuda

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Giveon

La star dell’R&B Givêon ha recentemente pubblicato il suo attesissimo secondo album in studio, Beloved, uscito ufficialmente l’11 luglio.
Con la produzione esecutiva di Sevn Thomas, Beloved è un’ode al soul classico degli anni ’70, caratterizzato da una strumentazione sontuosa — archi cinematografici, fiati regali, bassi coinvolgenti e batteria calda — abbinata a una narrazione emozionante.

Beloved è una colonna sonora di amore, dolore e ottimismo, con un sound vintage rivisitato in chiave moderna. Pensate ai grandi cantanti soul degli anni ’70: Al Green, Teddy Pendergrass, Marvin Gaye. Anche la copertina dell’album richiama quell’estetica vintage, con un ritratto di Giveon in abito marrone.

giveon-interview-1024x683 Givēon – Beloved: il soul dell’anima nuda
Giveon

Givêon ci rivela la sua anima più profonda

Givēon mette a nudo la sua anima nelle 14 tracce dell’album, raccontando una moderna storia d’amore. La sua vulnerabilità emerge sia quando si sofferma sui momenti più bui, sia quando si abbandona agli alti, o si interroga su ciò che sta nel mezzo.

Mud, la traccia di apertura co-scritta con il suo collaboratore abituale Leon Thomas, è un confronto intimo con un’ex amante che lo ha ferito:

“Infanghi il mio nome / Pulisci quella sporcizia dalle tue scarpe.”


Per quanto complicata possa essere una relazione, Rather Be la condensa in una supplica per non lasciarla andare, mentre Strangers rappresenta una lucida presa di coscienza: la nave è ormai salpata.

“Sembra che non ti manchi affatto / Almeno questo è quello che vedo in superficie,” canta in questo brano struggente.

Ma non tutto è perduto. La traccia centrale, I Can Tell, riaccende il brivido del romanticismo — seppur con una punta di tossicità. Qui Givēon legge tra le righe il disagio di una donna coinvolta in una relazione infelice, e non esita a farsi avanti:


“Lo ammetto, sono un po’ impaziente / Se me lo permetti, prendo il suo posto.”


E con versi come “Dimmi, è suo o mio?”, la tensione diventa palpabile: un’attrazione che si consuma nella clandestinità, tra sguardi e frasi sussurrate.

In Bleeding, Givēon si ritrova a interrogarsi sul futuro di una relazione segnata dal dubbio. Il suo istinto — forse alimentato dall’insicurezza, forse da segnali reali — gli suggerisce che la sua amante non ha ancora voltato pagina con il suo ex. Questo sospetto lo trafigge come un coltello.


“Lo vedo nei tuoi occhi, quanto sei ancora legata,” canta con voce rotta, in uno dei momenti più vulnerabili del disco.

La chiusura arriva con Good Bad Ugly, un brano co-scritto ancora una volta con Leon Thomas, che riassume e abbraccia l’intero spettro dell’amore, dalle sue luci alle sue ombre.


“Ti amo perché mi ami / Attraverso il buono, il cattivo e il brutto,”

recita il ritornello, con una semplicità disarmante che suona come una resa, ma anche come una dichiarazione di maturità emotiva.

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Givêon

Con Beloved, Givēon consolida la sua posizione come una delle voci più riconoscibili e raffinate dell’R&B contemporaneo. Lontano dalle mode passeggere, il cantante sceglie di raccontare storie intime con una profondità emotiva che affonda le radici nella tradizione soul, ma che riesce a parlare in modo autentico alla sensibilità moderna.

L’album è un passo deciso in avanti rispetto al debutto: più maturo, più coeso e sicuramente più coraggioso nel mettere in mostra le proprie fragilità.
In un panorama musicale spesso dominato da produzione patinata e sentimenti filtrati, Beloved brilla per sincerità e cura artigianale. È un disco che non ha paura di prendersi il suo tempo — né di far sentire tutto il peso del silenzio tra una nota e l’altra.